Archivi per la categoria ‘Teologia pratica’

UN PRETE E LA SUA COMUNITA’

Venerdì, 26 Giugno 2009

Centonove 26.6.09

QUANDO IL VENTO RADUNA

Viaggiare è dirigersi verso méte precise, sapendo che sceglierne una è rinunziare - ogni volta - ad altre cento, altrettanto desiderabili. Ma è anche lasciarsi sorprendere da luoghi, eventi, incontri imprevisti. Lasciarsi trasportare da quel ’soffio’ vitale con cui in molte lingue - come la greca - si nomina altresì lo ’spirito’. Ed è così che, pellegrinando per l’Italia in risposta all’invito di chi vuole con-riflettere sul senso dell’uomo e del suo essere-nel-mondo, mi sono trovato a metà maggio nella Comunità Nazareth a Torre de’ Roveri in quel di Bergamo. Poche ore, ma abbastanza per avvertire ciò che rendeva ammirevole Pascal agli occhi di un feroce anti-cristiano come Nietzsche: “l’unione di calore, spirito e onestà“. Quando a mezzanotte mi sono congedato per raggiungere, grazie al passaggio di due amici affettuosi, una deliziosa tana milanese, mi è stato donato un libro: una sorta di chiave per decodificare ciò che avevo avvertito sentimentalmente, quasi subliminarmente.
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LE COMUNITA’ MISSIONARIE

Sabato, 24 Gennaio 2009

Repubblica – Palermo 24.1.09

AFFAMATI DI PANE E DI AFFETTI

“Svegliati, o tu che dormi!”: l’invito - che san Paolo rivolgeva alla chiesa di Efeso nel I secolo - non ha perso di attualità neppure per le chiese cristiane del XXI secolo. Questa, almeno, la convinzione di quelle Comunità Missionarie del Vangelo siciliane che ogni anno convocano a Cefalù centinaia di simpatizzanti per tre giorni di studio, discussione e preghiera (con teologi e testimoni da ogni parte d’Italia) e, poi, puntualmente, pubblicano gli Atti. Così è stato anche per l’edizione del novembre 2007 ed è così in libreria da pochi giorni un volume davvero interessante (Autori vari, Quando la coscienza è addormentata, Cittadella, Assisi 2008, pp. 294, euro 15.90) non solo per i credenti in cerca di consapevolezza critica (che, troppo spesso, “vanno a messa la domenica con la stessa faccia di quando vanno a fare la denuncia dei redditi”) ma, più ampiamente, per un pubblico sensibile alla “terrificante ingiustizia invalsa come comune denominatore nelle situazioni di povertà, violenza, solitudine che attanagliano tutti i settori della società, della politica e, con doloroso rammarico, anche della vita ecclesiale”. Come precisa l’arcivescovo di Palermo, Paolo Romeo, “mentre noi ci abbeveriamo di una cronaca che non fa altro che destare terrore, sconcerto, seminare rabbia, si creano le premesse per le quali i poveri saranno sempre più poveri, ed aumenta il numero di chi vive nella miseria”.
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UNA PASTORA

Mercoledì, 24 Dicembre 2008

“Repubblica - Palermo”
24.12. 08

La donna ‘pastora’ che celebra alla Noce

Perché una ragazza ‘normale’ decide di diventare pastora? L’esordio dell’intervista con Elisabetta Ribet viene disturbato dalla voce del suo collega catanese Francesco che sta preparando il caffé nella cucina dove avviene l’incontro: “Dovresti chiedere ad una ragazza ‘normale’…”. Sorridiamo divertiti e la guida spirituale della chiesa valdese-metodista della Noce prova a rispondere, non senza imbarazzo: “Intanto c’è da considerare che la scelta iniziale è stata per la teologia: volevo indagare l’ambito umanistico, più precisamente storico-sociale, e la teologia per me è anche studio di come l’uomo vive il rapporto con il Trascendente. In particolare - quando ho lasciato il liceo e dovevo optare per una facoltà universitaria era l’anno della Pantera - mi avvertivo fortemente motivata a capire come mai l’Occidente abbia potuto creare tanti disastri planetari nel nome di Gesù Cristo. Poi, quando ho accettato la proposta di essere ‘pastorizzata’ ” (sorride nuovamente divertita) “avrà certamente pesato l’ambiente di provenienza: nella mia famiglia c’è stato da secoli un pastore almeno ogni due generazioni”.
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DONNA E PASTORA

Mercoledì, 24 Dicembre 2008

“Centonove” 24.12.08

DONNA E PROTESTANTE ?
FUORI DALLE CORSIE!

Elisabetta Ribet, 35 anni, piemontese, da 5 anni pastora della chiesa valdese-metodista della Noce a Palermo. E’ una donna dai modi aggraziati, lo sguardo attento, il sorriso acceso da un vivo senso dell’humour. Le cronache raccontano di un grave episodio di cui è stata vittima in questi giorni presso una struttura sanitaria pubblica del capoluogo siciliano. Cosa le è capitato, di preciso, pastora? “Mi sono recata a trovare, presso il reparto di traumatologia e ortopedia dell’Ospedale ‘Cervello’, un’anziana signora della mia comunità. E’ un mio dovere pastorale, prima ancora un suo diritto di cittadina ricevere assistenza spirituale. Ero in anticipo rispetto all’orario delle visite e un’infermiera mi ha gentilmente bloccato, chiedendomi di attendere. Ho esitato un momento e poi, visto che alcune altre persone sono entrate in reparto, sono entrata anche io senza ulteriori problemi. Il giorno dopo sono tornata insieme a due altre sorelle di chiesa. Siamo entrate in tre mezz’ora prima dell’orario di visita. Quando ci hanno chiesto di uscire le due hanno immediatamente chiesto scusa e sono uscite, ma che io, in quanto pastora, potevo rimanere. L’infermiera era accompagnata dal primario, dottor Claudio Castellani, che non ha voluto sentire ragioni: nonostante gli abbia mostrato il tesserino che certifica che io sono un ministro di culto, documento riconosciuto dallo Stato italiano nei termini dell’Intesa con le nostre chiese, mi ha buttato fuori. Peraltro, in reparto
e in particolare nella stanza della persona che mi aspettava non c’era nessuna situazione che potesse far dire che era meglio non entrare immediatamente”.
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L’OMELIA DI DOMENICA 21 DICEMBRE

Sabato, 6 Dicembre 2008

“Adista” 6.12.2008

CONCEPITO PER ESSERE SACRAMENTO

Luca 1, 26 . 38

La lettera del racconto è arcinota, soprattutto negli ambienti cattolici: una “vergine” (il vocabolo greco equivale, perfettamente, a ‘ragazza’) che non “conosce uomo” (ossia non ha avuto rapporti sessuali completi con un maschio) riceve l’annunzio strabiliante che diventerà madre di un bimbo grazie alla “potenza dell’Altissimo”. Sulla base del testo, tutti noi siamo stati messi sin da bambini davanti al bivio: credere (e dunque accettare il prodigio di una partenogenesi) o non credere (e dunque ritenere che Gesù di Nazareth, “in tutto uguale a noi fuorché nel peccato”, sia stato concepito da Maria attraverso le dinamiche fisiologiche ordinarie, dal momento che queste non implicano di per sè nessuna peccaminosità).
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L’OMELIA DI DOMENICA 14 DICEMBRE

Sabato, 29 Novembre 2008

“Adista” 29.11.2008

QUALE TESTIMONIANZA
Giovanni 1, 6 - 8. 19 -28

Come notano gli esegeti, questi due brani del primo capitolo del vangelo secondo Giovanni sono “martellati” dal vocabolo ‘testimonianza’. Ci sono dei periodi storici in cui - per fortuna ma più ancora per sfortuna - prediche roboanti e comizi infuocati fanno effetto. In altri periodi, invece, la trasmissione ex cathedra (ed ex tribuna) non funziona altrettanto efficacemente. Sono fasi della storia in cui la gente sembra, o è davvero, impermeabile alle proclamazioni di fede solenni e agli slogan di partito gridati. Sono i momenti in cui dalla trasmissione ‘unilaterale’ (da un centro ‘emittente’ ad una platea di ‘recettori’ passivi) occorrerebbe passare alla comunicazione ‘biunivoca’ ( che, come ricordava Danilo Dolci nei suoi seminari, proprio in quanto comunicazione non può essere - per definizione - “di massa”). Non solo: in questi frangenti storici la comunicazione più efficace non è la ‘diretta’ ma, secondo la felice espressione di Kierkegaard, la ‘indiretta’. Ti parlo, ma tu mi ascolti più volentieri se - anziché rivolgermi a te verbalmente - ti racconto la mia storia. Ti mostro la mia esistenza. Ti testimonio quello in cui credo, e che vorrei comunicarti con amore, attraverso ciò che sono e ciò che faccio.
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L’OMELIA DI DOMENICA 7 DICEMBRE

Sabato, 22 Novembre 2008

“Adista”
22.11.2008

IL BATTESIMO SECONDO GESU’

Marco 1, 1- 8

La storia è scritta di solito da chi ha vinto o da chi si allinea dalla parte del vincitore. Anche questa pagina lo conferma. A leggerla, infatti, sembra che tutto si incastri a meraviglia e che dopo Giovanni Battista sia arrivato Gesù il Nazareno, come quando nei concerti musicali una band minore riscalda l’atmosfera e prepara l’apparizione della vera star della serata. In realtà le cose non sono scivolate proprio così lisce. Per anni i discepoli del Battista si sono contrapposti ai discepoli del Nazareno e, attraverso vicende complicate di cui ci sfuggono molti passaggi, il secondo gruppo ha finito con il prevalere sul primo: conquistata l’egemonia, infine, ha potuto costruire un racconto irenico in cui, cancellate le tracce della precedente dialettica, il ruolo di Giovanni è sì riconosciuto ma in condizione di subordine rispetto alla figura e all’opera di Gesù.
Questa possibile ricostruzione storica non avrebbe alcuna rilevanza se non ci portasse a capire meglio in cosa consista - almeno secondo Marco - la novità evangelica. Giovanni non era infatti un profeta meno brillante per loquela, né meno rigoroso nei comportamenti, del cugino galileiano.
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Cuffaro e la chiesa cattolica

Giovedì, 13 Novembre 2008

“Primo piano”
www.cdbitalia.it
28. 2. 2008

Le vicende di Salvatore Cuffaro spiccano non per la loro inedita novità (altri presidenti di giunte regionali siciliane hanno subito in passato pesanti condanne penali) quanto per il genere di reato di cui è stato ritenuto colpevole da un tribunale di primo grado: favoreggiamento di boss mafiosi a cui ha fatto pervenire informazioni riservate su provvedimenti (per esempio intercettazioni ambientali) decisi a loro carico.
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Commento al vangelo di domenica 16 novembre 2008

Giovedì, 13 Novembre 2008

“Adista” (Agenzia di stampa)
1.11.08
FUORITEMPIO
Omelie
Nella navata in penombra, passi in un punta di piedi. Cercano Cose nascoste ai dotti e ai sapienti, ma vuoto è il Sepolcro del sacro. E là fuori, oltre il sagrato, un venticello leggero soffia sulla vita e dà la parola. Parole di donna, parole di uomo. Parola di Dio.
COMMENTI AL VANGELO DA CHI E’ “SVESTITO”: SENZA PARAMENTI, DOTTRINA E GERARCHIE, MA NON PER QUESTO “SENZA DIO”.

Anno A
XXXIII Domenica del Tempo ordinario
Matteo 25, 14 - 30

Cercate una eloquente teologia del capitalismo? Eccola. Questa parabola, letta con ingenua immediatezza, fonda teoreticamente la logica mercantile più spietata: Dio si manifesta come il “duro” che miete dove non ha seminato. Dunque l’uomo che più fedelmente si sintonizza con questo Dio è colui che sa trafficare nel mondo con spirito d’iniziativa, furbizia e sprezzo del pericolo sì da essere in grado di restituire il doppio del denaro ricevuto in affidamento. E c’è anche lo slogan che sintetizza efficacemente la regola aurea del capitalismo: “A chiunque ha, sarà dato di più ed egli sovrabbonderà; ma a chi non ha, sarà tolto anche quello che ha” (v. 29).
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Giovani: una generazione a perdere?

Giovedì, 23 Ottobre 2008

“Presbyteri”
2008, 7

Giovani: una generazione a perdere?

Come una sorta di Peter Pan, non sono - sinora - riuscito ad uscire davvero dal mondo dei giovani. Qualche giorno dopo la laurea, infatti, sono tornato come docente nelle aule scolastiche che avevo frequentato da studente e, nei trentacinque anni successivi, ho anche praticato da ‘animatore’ quel volontariato culturale e sociale nel quale ero stato coinvolto da ‘animato’ negli anni giovanili. Per questo ho letto con interesse ricerche sociologiche, sondaggi, interviste che potessero farmi orientare meglio nel labirinto da cui non mi sono ancora liberato (anche perché, in fondo, non lo voglio davvero). Ma i risultati non sono stati, sino ad oggi, proporzionati alla fatica: sono fermo alla conclusione - che sarebbe banale se la maggior parte degli osservatori non si rifiutasse di condividerla - che sui giovani come ‘categoria sociale’ non c’è nulla di particolare da dire. Essi riproducono molto fedelmente le tipologie degli adulti: alcuni spiccano per serietà ed impegno, altri per idiozia e malaffare, la maggior parte ondeggia - secondo i momenti e i luoghi - tra atteggiamenti contraddittori, senza infamia e senza lode. Deludente come quadro interpretativo complessivo? Forse. Ma Wright Mills ci ha avvertito già da molti anni: la sociologia è “la penosa elaborazione dell’ovvio”. Dentro questo scenario fenomenologico d’insieme è possibile tentare delle incursioni analitiche più specifiche. Per esempio rispetto ai tre temi ‘classici’ che si dovrebbero evitare in ogni salotto bene se non si vuole correre il rischio di discussioni troppo accese: il sesso, la politica e la religione.
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