Ci vediamo in Piemonte, a Novara e a Verbania, sabato 19 maggio?

14 Maggio 2012

Care e cari,
anche se sono tornato ieri sera da Torino, tra qualche giorno - e precisamente SABATO 19 MAGGIO - vi farò ritorno per due inviti molto graditi.

Alle ore 16.00, presso la Fraternità di Agognate in Novara, terrò una conversazione pubblica sul tema: “L’inquietudine del Sacro e la fede in Gesù nel mondo globalizzato di oggi”. Sarò introdotto dall’affettuosissimo Angelo Serina che mi farà da ‘angelo’ custode nei due giorni piemontesi.

Sempre sabato 19 maggio, alle ore 21.00, presso la libreria Margaroli di Verbania, discuterò “Il Dio dei leghisti” con Alessio Lorenzi (Vice segretario provinciale della Lega Nord e sindaco di Varzo) e con don Piergiorgio Menotti (presidente del Centro “Natale Menotti” di Verbania).

Come sono andate le elezioni comunali a Palermo

9 Maggio 2012

Care e cari,
di ritorno dall’Aquila e in partenza per Torino, avverto l’esigenza di darvi, sia pur brevemente, qualche aggiornamento (e molti ringraziamenti) sull’esito delle elezioni amministrative nella mia città.
Come ricorderete, i primi due obiettivi (in ordine decrescente di importanza) erano per me:
a) l’elezione a sindaco di uno dei due candidati ‘progressisti’
b) il superamento dello sbarramento del 5% per la lista “Sinistra e libertà” (quasi tutti giovani e, per metà, donne).
Come potrete verificare più in dettaglio entrando nel sito istituzionale del Comune di Palermo, il primo dei due risultati è stato raggiunto in maniera clamorosa: al ballottaggio andranno infatti sia Orlando che Ferrandelli. Chi ha letto un po’ i miei interventi (anche su questo blog) degli ultimi mesi, sa che nessuna delle due candidature mi entusiasma (non è senza significato che, nella cerchia più stretta dei miei familiari e amici, metà ha votato per Orlando e metà per Ferrandelli): comunque, visto che non siamo riusciti a far vincere le primarie alla Borsellino, il risultato è da considerare soddisfacente.
Purtroppo, invece, il secondo obiettivo è stato mancato: la lista SEL si è fermata poco al di sotto del 3% e quindi non avrà nessun consigliere. Ho raccolto più del 3% dei voti della lista (179 preferenze), collocandomi all’ottavo posto su 50 candidati, ma ciò non è bastato a far superare lo sbarramento previsto dalla normativa.
Ovviamente sono molto grato a quanti non solo mi hanno votato nel segreto dell’urna (non era facilissimo scegliere me solo fra 1350 candidati, numerosi dei quali erano politici affermati per i quali io stesso ho sempre votato in occasioni precedenti), ma hanno voluto far precedere il loro voto con messaggi di stima, affetto e solidarietà che costituiscono certamente il patrimonio più prezioso di questa piccola avventura elettorale. Per la quale - come ormai sapete - ho investito solo 350,00 (!!!) euro di quote per la propaganda di lista e con il mio caro amico Giuseppe Sunseri (alla cui affettuosa insistenza devo l’accettazione della proposta di candidatura): una cifra ragionevole per dare una testimonianza civica e aiutare Palermo a uscire da una notte troppo oscura.

Ci vediamo da giovedì 10 maggio a domenica 13 in Piemonte?

8 Maggio 2012

Care amiche e cari amici del Piemonte (e dintorni)
o, comunque, gravitanti intorno al Salone internazionale del Libro di Torino,

sono felice di porgervi un duplice invito.

Il primo invito è per le ore 14 di giovedì 10 maggio al Salone del Libro di Torino: l’ex ministro della P.I. Tullio De Mauro, il giornalista Luca Telese e il prof. Domenico Chiesa (Cidi) presenteranno l’ultimo mio libro (scritto con la collaborazione di altri cinque ‘complici’). E’ un pamphlet un po’ pepato: “Presidi da bocciare?” (edizioni Di Girolamo, Trapani 2012, euro 12,50).

Il secondo invito è per le ore 17,15 di domenica 13 maggio alla Libreria “Mondadori” di Pinerolo: don Franco Barbero presenterà il mio penultimo libro (“Il Dio dei leghisti”, edizioni San Paolo, Milano 2012, euro 14,00).

Con gratitudine e con speranza di rivedervi, almeno in una delle due occasioni.
Augusto

Una bella, perché intelligente, recensione a “Il Dio dei leghisti”

7 Maggio 2012

Diego Bruschi mi segnala sul suo blog:

Dal Giordano al Po

Non è un istant book, non è un pamphlet ispirato dalle aspre polemiche della politica. Il titolo non tragga in inganno. Il libro intende scavare, ragionare, comprendere il fenomeno senza la scorciatoia impotente della facile irrisione, della banale presa di distanza.

Si parte con l’osservazione di un mutamento nel corso degli anni, un cambio di atteggiamento quasi sconcertante, date le premesse, nel rapporto fra il movimento creato dal Bossi e la Chiesa cattolica. Agli inizi c’è una frattura forte, un’ostilità aperta contro la chiesa cardine della romanità, contro un potere che osteggia le ambizioni separatiste, organico e coordinato al potere politico nazionale.

Ad un certo punto, però, incontriamo una Lega che invece rivendica il ruolo di austero e genuino difensore della cristianità, di intransigente baluardo di una religione orgogliosamente rivendicata come cemento identitario.
Al Cavadi appare superficiale la spiegazione incentrata sull’opportunismo, sulla propaganda. L’utilizzo di sentimenti popolari diffusi per il proprio tornaconto elettorale è un fenomeno scontato, esiste da sempre e sempre esisterà, ad ogni latitudine politica. Ma sentirsi convintamente cattolici e altrettanto convintamente leghisti accade a tante persone comuni, persone che non accedono alle stanze del potere, persone sincere. Per questo motivo, nel corso della sua interessante analisi, l’Autore sposta la prospettiva, rovescia il punto d’osservazione del fenomeno e dalla Lega si sofferma sulla Chiesa cattolica.

Perchè la scelta di fare un tratto di strada insieme? Perchè sottovalutare quegli aspetti d’evidente attrito con gli insegnamenti del Nazareno? La spiegazione di questo va incentrata proprio nel modo in cui si concepisce la cattolicità.

«Sono convinto che l’atteggiamento benevolo nei confronti della Lega si basi sulla convinzione sincera, autentica e radicata che la Chiesa cattolica sia depositaria della verità integrale sull’uomo, sul cosmo e sulla storia e che abbia il dovere (prima ancora che il diritto) di “convertire” – alla propria dottrina, alla propria etica, alla propria organizzazione gerarchica ed alla propria “pastorale” – l’intera umanità. Chi è davvero di essere depositario esclusivo della salvezza di “tutto l’uomo” e di “tutti gli uomini” puo’ avere la pretesa di poter subordinare all’espletamento della propria missione universale ed eterna tutti i mezzi, tutte le strategie immaginabili e praticabili.» (p. 119)

E a questo livello Cavadi ci introduce allo snodo centrale, il punto di partenza del problema: cosa significa essere cristiani, cosa vuol dire seguire la via indicata dal Maestro?
Nei primi secoli del cristianesimo era ben viva una lettura più autentica dell’insegnamento di Gesù, incentrata non sul potere (seppur perseguito a fin di bene) ma sull’amore. Un concetto dirompente, rivoluzionario, un mettersi al servizio dell’uomo per riscattarne nel concreto la dignità. Un concetto ben lontano dalla volontà di dominio. E ai primi seguaci di Cristo apparve chiaro come non avesse alcuna intenzione di imporre con la forza o con le leggi il proprio regno, scegliendo invece la sconfitta (apparente) della croce:

«O credi che io non possa pregare il Padre mio che mandi subito in mia difesa più di dodici legioni di angeli?», Vangelo secondo Matteo 26,53

C’è un termine che ricorre: Agàpe, dal greco antico ἀγάπη (amore divino e incondizionato). È questo il vero fermento del cristianesimo, ben lontano da ogni diatriba (condotta anche in buona fede) sulla procreazione assistita, sulla pillola del giorno dopo, sulla concessione di un terreno per la moschea.
Insomma, per Cavadi è la Chiesa cattolica che ha in sè il problema, che non è un banale problema di preti di destra o di sinistra, ma è il rapporto con la parola autentica del Nazareno.
I compagni di strada che scegli, non sono la causa, ma la conseguenza.

Augusto Cavadi
Il Dio dei leghisti
Edizioni San Paolo, 2012
p. 188

Dal blog:http://diegod56.wordpress.com/2012/05/06/dal-giordano-al-po

Ci vediamo all’Aquila domenica 6 maggio?

2 Maggio 2012

Tra quattro giorni si vota: ultimo messaggio prima della pausa di riflessione

2 Maggio 2012

Care e cari,

la fase politico-amministrativa è confusa, a destra come al centro e come a sinistra.
Solo gli stupidi, in vista delle imminenti elezioni a Palermo, hanno idee chiare e dubbi zero.

Per chi ha a cuore alcuni principi etici basilari è il momento di non perdere la testa e ripartire dai pochi punti fermi:

a) primo obiettivo: un sindaco di centro-sinistra ha diritto di ‘provarci’ dopo il disastro del decennio Cammarata;

b) secondo obiettivo: le donne e i giovani CHE SONO DA ANNI IMPEGNATI/E in politica (e non sono tra quelli che stanno sbucando dalle discoteche e si affacciano dai manifesti come per un casting per tronisti e veline) hanno diritto a una chance.

Per questo vi inviterei a NON ASTENERVI dal voto, fosse pure un voto solo di cervello e non anche (come avremmo voluto) di cuore.

Per questo, inoltre, vi inviterei a votare per qualche candidata/o della lista “Palermo per Ferrandelli con VENDOLA”: la prima metà delle candidate è interamente al femminile, nell’altra metà ci siamo - in allegra commistione - giovani militanti e vecchietti arzilli.

Augusto Cavadi
www.augustocavadi.eu
Candidato al consiglio comunale di Palermo.

N.B: E’ necessario esprimere la preferenza per il consigliere e un’altra, distinta, per il sindaco (che, in teoria, potrebbe non coincidere con il nome indicato dalla lista del consigliere).

* Chi vuole mi aiuti a diffondere questo messaggio (anche mediante il sito facebook “Augusto Cavadi candidato”) tra i suoi contatti: “se ognuno fa la sua parte…”.

Un quiz non particolarmente difficile

26 Aprile 2012

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LA DOMENICA DELLA NONVIOLENZA
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Supplemento domenicale de “La nonviolenza e’ in cammino”
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac@tin.it
Numero 224 del 12 luglio 2009

In questo numero:
1. Clara Sereni: Al Presidente della Repubblica
2. Augusto Cavadi: Un quiz non particolarmente difficile
3. Consulta delle Cittadine del Comune di Venezia: Una raccomandazione al
Consiglio Comunale
4. Agnese Ginocchio: Al Presidente della Repubblica
5. Arianna Marullo: Al Presidente della Repubblica
6. Nadia Neri: Non rassegnarci
7. Primo Levi: Shema’
8. Primo Levi: Alzarsi
9. Primo Levi: Si immagini ora un uomo
10. Primo Levi: Che appunto perche’…
11. Primo Levi: Verso il mezzogiorno del 27 gennaio 1945
12. Primo Levi: Hurbinek
13. Primo Levi: Approdo
14. Primo Levi: La bambina di Pompei
15. Primo Levi: Non ci sono demoni…
16. Primo Levi: Partigia
17. Primo Levi: Il superstite
18. Primo Levi: Contro il dolore
19. Primo Levi: Canto dei morti invano
20. Primo Levi: Agli amici
21. Primo Levi: La vergogna del mondo
22. Primo Levi: Il nocciolo di quanto abbiamo da dire
23. Ordine del giorno da proporre all’approvazione delle assemblee
elettive
(Comuni, Province, Regioni, etc.)
24. Ogni persona di retto sentire, ogni associazione democratica, ogni
istituzione fedele alla Costituzione scriva al Presidente della Repubblica
per confortarlo e sostenerlo nella difesa nitida e intransigente della
legalita’ e dell’umanita’ contro la violenza razzista e
squadrista

(…)

2. UNA SOLA UMANITA’. AUGUSTO CAVADI: UN QUIZ NON PARTICOLARMENTE
DIFFICILE

Domanda: chi e quando e in riferimento a chi ha dichiarato quanto segue?
“Sono fortemente contrario alla politica detta delle porte aperte.
E’ arrivato il momento in cui chiunque abbia a cuore il futuro della nazione
deve preoccuparsi di questa poderosa ondata d’immigrati. A meno di
qualche seria iniziativa l’ondata avvelenera’ le sorgenti stesse della
nostra vita e del nostro progresso. Ospitiamo nelle nostre citta’ piu’ grandi un
numero enorme di stranieri tra i quali proliferano il crimine e le malattie”.
Risposta: la dichiarazione e’ di Frank P. Sargent, Commissario Usa
all’Immigrazione; e’ stata rilasciata nel 1905; si riferiva agli immigrati
italiani provenienti, in misura predominante, dal Sud e dal Nord-Est
dell’Italia.

‘Il Dio dei leghisti’ sul “Manifesto” del 7.4.2012

24 Aprile 2012

Si può essere cattolici e votare lega?
Secondo alcune statistiche il 39% dei leghisti è cattolico praticante. Poi bisogna aggiungere chi pur non praticando si dichiara credente. La figura di Bossi, tra l’altro, ben rappresenta lo stato delle cose. Farnetica con le ampolle e gli dei padani, poi si fa vedere in chiesa (anche ieri, col bacio della croce). Proprio in questi giorni esce il libro «Il Dio dei leghisti» del teologo Augusto Cavadi - edizioni San Paolo - che molto semplicemente chiede e si chiede: «Si può essere cattolici e votare Lega?». La risposta, ahinoi, è risaputa, ma il volume affronta questioni interessanti, più per chi si dice cattolico che per chi vota Lega. Cavadi naturalmente risponde «no, non si può». Ma gli interrogativi sono tanti, non ultimo il perché alcuni esponenti del cattolicesimo non hanno mai nascosto simpatie nei confronti della Lega. L’autore del libro, in sintesi, lancia due appelli. Uno agli amici preti, l’altro ai leghisti. Ai primi dice della necessità di «scoprire o riscoprire l’abissale lontananza da qualsiasi proposta politica che non metta come valore non negoziabile la giustizia sociale, la fraternità, l’accoglienza e lo spirito di collaborazione». Al movimento di Maroni, invece, suggerisce di riflettere sulle parole di Gesù, per arrivare «a prendere consapevolezza della sua visione dell’uomo, della storia di Dio, e a capire la distanza che c’è tra la sua visione del mondo e il Vangelo». E ancora: «Il messaggio di accoglienza e amore per il prossimo predicato da Cristo come si concilia con le dichiarazioni aggressive e a tratti violente nei confronti dei musulmani, zingari e rumeni?». Vero. Ma rimane un dubbio. A quale partito dovrebbero votarsi i cattolici per rispettare il verbo di Cristo?

link all’articolo:
http://www.ilmanifesto.it/areaabbonati/ricerca/nocache/1/manip2n1/20120407/
manip2pg/05/manip2pz/320818/manip2r1/può%20essere/

Ci vediamo a Siracusa (venerdì 27) e/o ad Augusta (sabato 28)?

21 Aprile 2012

Nel prossimo fine settimana avrò due incontri pubblici in Sicilia orientale e sarà una buona occasione per rivedere gli amici di quella bellissima area dell’isola.
In entrambi i casi presenterò e discuterò il libro che ho pubblicato recentemente, con la collaborazione di Elisa Poma, “La bellezza della politica. Attraverso, e oltre, le ideologie del Novecento” (Di Girolamo, Trapani 2011).

Venerdì 27 aprile, ore 17.30: Liceo “Quintiliano” di Siracusa.
Sabato 28 aprile, ore 18,00: Libreria “Letteraria” di Augusta.

Dal marxismo al cristianesimo

20 Aprile 2012

“CENTONOVE”
6.5.2011

DAL MARXISMO AL CRISTIANESIMO

Quando il Regno d’Italia si è costituito, il governo liberale si trovò d’accordo con la gerarchia vaticana nel decidere una separazione schizofrenica fra studi teologici e il resto dello scibile. Nelle università statali si sarebbe potuto insegnare di tutto, tranne che teologia; la quale sarebbe rimasta appannaggio, esclusivo, delle università pontificie. Abbagliati dalla reciproca convenienza immediata (lo Stato avrebbe risparmiato soldi, la Chiesa avrebbe conservato il monopolio della ricerca teologica), le due istituzioni non si resero conto dei danni gravissimi che stavano per provocare a sé stessi e, soprattutto, alla società. Infatti, con questa frattura, la teologia veniva condannata alla fossilizzazione (solo confrontandosi con la ricerca intellettuale negli altri ambiti il discorso teologico può riuscire significativo per la comunità civile), mentre lo Stato si precludeva di promuovere, nello spazio garantito delle proprie strutture universitarie, un pensiero teologico alternativo (rispetto al dogmatismo confessionale). Negli ultimi anni questo muro divisorio rivela qualche crepa. Il fenomeno si dà in due direzioni opposte: teologi cattolici che avvertono di soffocare dentro il recinto istituzionale e, anche a costo di gravi rampogne da parte dei custodi dell’ortodossia, si aprono con cordiale sincerità alle sfide del pensiero contemporaneo, da una parte; intellettuali di formazione decisamente laica che, spiazzando i lettori abituali, si cimentano in meditazioni teologiche appassionate.
Nella seconda categoria ritroviamo Pietro Barcellona, per anni autorevole esponente del Partito Comunista Italiano. Come racconta nel suo Incontro con Gesù (Marietti, Milano 2010), all’inizio degli anni Settanta si è avvicinato, per esigenze personali, alla psicoanalisi e gradualmente ha maturato la convinzione - professata dal suo analista, Davide Lopez - che “la verità psicologica sia la verità dell’esistere e dell’essere”. Il crollo del muro di Berlino, nel 1989, assesta un colpo decisivo alla sua militanza marxista: la rivoluzione sovietica, che “sembrava realizzare in terra l’Idea Messianica”, si è risolta “in uno dei drammi più cupi della recente storia umana”. Così a Barcellona s’impone la figura storica di Gesù di Nazareth nel quale egli scopre “non soltanto la critica al conformismo ipocrita con cui la casta dei sacerdoti e dei rabbini costringeva i fedeli ad un’osservanza tutta esteriore dei comandamenti”, ma “soprattutto la denuncia di una falsificazione permanente del rapporto tra il pensiero e la vita”. Nel tratto finale del cammino terreno, l’ex-deputato comunista testimonia la ragione determinante della sua conversione all’annunzio evangelico: “Non una rivoluzione che trasferisca la proprietà da una classe all’altra - e magari temporaneamente allo Stato monopolistico – ma soltanto una nuova creazione, che consenta di vedere e sentire ciò che gli esseri umani non hanno più la capacità di vedere e sentire, può realizzare una vera trasformazione della persona umana”.
La traiettoria autobiografica di Barcellona presenta vari pregi. Due spiccano sugli altri. Il primo è la sincerità quasi spietata con cui un personaggio come lui, che non ha certo mai peccato per eccesso di modestia, mette a nudo in pubblico la condizione emotiva e morale in cui è vissuto prima della conversione: “Per l’intera giovinezza e anche dopo, ho finito per l’indossare spavaldamente i panni del giovane Edipo. Da un lato, senso di colpa, invidia e desiderio di vendetta, dall’altro, fantasie onnipotenti di vittorie clamorose”. Inoltre, a differenza di tanti ex-comunisti che sputano sull’ideologia in nome della quale hanno per decenni sputato su chi comunista non si professava, Barcellona ha il buon gusto di distinguere ciò che di valido resta nell’analisi di Marx da quel “comunismo rozzo” che Marx per primo aveva previsto e condannato in anticipo.
Tuttavia la trattazione di Barcellona non appare priva di punti deboli: essenzialmente due. Il primo appartiene al campo della critica biblica: egli esalta unilateralmente la novità del vangelo rispetto alla tradizione ebraica precedente rischiando l’ennesima riedizione della demonizzazione del Primo Testamento (e dunque della religiosità ebraica) per divinizzare la figura di Gesù Cristo. Oggi questa contrapposizione non regge più: Gesù è il più coerente degli ebrei. Egli riprende – e porta a compimento – il meglio della tradizione profetica. Non intese fondare nessuna nuova religione, proporre nessuna nuova teologia, costruire nessuna nuova chiesa, se non nel senso di liberare religione, teologia e chiesa del suo popolo dalle superfetazioni per riportarle all’essenziale.
Meno agevole è sostenere, in poche righe, una seconda obiezione all’impianto di Barcellona: mi riferisco alle ragioni radicali per cui si può credere in Gesù Cristo e nel suo Dio. Egli scrive che “la verità” del cristianesimo “non appartiene al territorio della logica, del razionalismo astratto e neppure al salto nel buio del misticismo della fede”. Perfetto: ma allora? Barcellona prosegue: “La verità dell’esperienza non può che essere soggettiva”. Se Dio non c’è, la vita è assurda: dunque non sopportabile. Ma – obietterei – è questa una ragione sufficiente per credere? Dio c’è perché senza di lui la vita non avrebbe senso o la vita ha senso perché (per altre vie, possiamo asserire che) egli c’è? Insomma: il nichilismo va escluso (se può essere escluso convincentemente) per motivazioni ‘psicologiche’ o per argomentazioni ‘razionali’? Insomma: non ho mai condiviso la tesi di chi sostiene che Dio non c’è perché sarebbe troppo bello se esistesse e l’uomo ne avverte il bisogno; ma non posso neppure condividere la tesi di chi sostiene che Dio c’è perché sarebbe troppo brutto se non esistesse e il bisogno di rassicurazione dell’uomo rimarrebbe frustrato.
Mi rendo conto di aver solo sfiorato interrogativi abissali. Qui basti segnalare il dato di fatto di un intellettuale che, sollecitato da autentici travagli vitali, non esita a tuffarsi nel mare della teologia con un “salto senza rete” . Come altri che egli stesso evoca nel corso della narrazione: da Simone Weil a Luigi Pareyson, da Maria Zambrano a René Girard, da Pier Paolo Pasolini a Fabrizio De André, da Leszek Kolakowski a Julia Kristeva. Bigotti clericali e anti-clericali storceranno il naso: ma “si potrebbe arrivare alla conclusione che Gesù Cristo sia alla base della nostra civiltà come ‘mito’ di cui è impossibile fare a meno” , se non come soluzione almeno come interrogativo.

Augusto Cavadi