“Una città ” (Forlì) intervista Augusto
E’ uscito il numero 170 di “Una città ” di cui riportiamo, di seguito, il
sommario.
E’ possibile farsi un’idea della rivista (mensile di interviste e foto,
di 48 pagine, senza pubblicità ) andando al sito http://www.unacitta.it o
richiedendo copia saggio a mailing@unacitta.org.
IL GIORNO DOPO COPENHAGEN… All’indomani della conclusione del Summit
sul clima, si è parlato di fallimento e farsa; in realtà ad essere
rimasto deluso è solo chi aveva l’irrealistica aspettativa che a salvare
il mondo potessero essere i grandi leader; il pericolo che a pagare il
prezzo più alto sia in effetti l’Africa perché il tetto dei due gradi
globali significa che nel continente nero la temperatura è destinata a
crescere di tre gradi e mezzo; l’errore di credere che vivere in modo
eco-compatibile comporti sacrifici e rinunce; la convinzione che la vera
partita si gioca comunque a livello locale, nel quotidiano e le
esperienze dei tanti comuni che stanno sperimentando sistemi di
“autarchia energetica”; intervista a Karl-Ludwig Schibel (da pag. 3 a
pag. 7).
http://www.unacitta.it/pagineproblemiambiente/Schibel.html
ADDIO CARLA. Ricordiamo Carla Melazzini, scomparsa prematuramente
per una grave malattia; era maestra di strada a Napoli, e ha dedicato per
tanti anni tutto il suo impegno ad aiutare i ragazzi espulsi dalla
scuola dell’obbligo a riprendere un percorso scolastico; la ricordiamo
ripubblicando brani di un suo intervento su Una città insieme al ricordo di
Olimpia, Valerio e Salvatore, suoi allievi (da pag. 8 a pag. 12).
http://www.unacitta.it/pagineinmemoria/Carla.html
SPAZI PER FAR SOCIETA’. La storia del Villaggio Barona, nato grazie alla
lungimiranza di una fondazione benefica e che oggi ospita 80 famiglie,
tra cui immigrati che avevano l’unico problema di non trovare casa pur
avendo un lavoro, e famiglie numerose che non trovavano alloggi a prezzi
accettabili; il patto di aiutarsi e la prassi della “tredicesima” per
cui ciascun inquilino, anche i commercianti, si impegna, a fronte di un
canone di locazione competitivo, a prestare la propria professionalitÃ
agli altri abitanti, pena il pagamento di una tredicesima mensilità ; gli
accorgimenti architettonici per far stare la gente assieme e la
soddisfazione, paradossale, di vedere anche giovani coppie che se ne
vanno, a differenza delle case popolari, dove la pura assistenza
cronicizza i bisogni; intervista a Gabriele Rabaiotti (da pag. 13 a pag.
16).
FUORI DALLE MURA C’E’ TANTA GENTE. Un’identità sessuale chiara fin
dall’infanzia, le prime esperienze, fino alla maturazione del desiderio
di un’affettività stabile, di una vita di coppia; l’eterno dilemma del
dire o non dire, per non perdere gli affetti; il difficile rapporto con
una Chiesa che costringe all’ipocrisia e il sogno di una comunità dove
poter accogliere tutti coloro che ancora vivono la conflittualità fra
fede e omosessualità ; intervista a Mauro Ortelli e Paolo Lombardo (da
pag. 17 a pag. 20).
SALUTA PAPA’. Recuperare il rapporto col marito, quando tutto sembrava
perduto e ricominciare a fare progetti di vita, e poi l’arrivo,
improvviso, di una malattia implacabile che stravolge tutti i piani; il
sollievo, grande, di poter trascorrere le ultime fasi della malattia in
un luogo, bello, curato, dove i malati, anche se terminali, possono
invitare i familiari, persino i bambini, e dormire accanto alla propria
moglie; l’importanza di tenere sotto controllo il dolore, ma anche di
essere accompagnati alla morte con dignità e serenità ; la possibilità ,
dopo, per i familiari, di incontrare e confrontarsi con persone che
hanno vissuto la stessa esperienza per non rimanere soli nel lutto;
intervista a Liviana Collodet (da pag. 21 a pag. 23).
IL  LUOGO. Le centrali sono dedicate a Belleville, quartiere parigino
cosmopolita e multietnico, dove ebrei e musulmani convivono con cinesi,
turchi, africani… (pag. 24-25).
LA NOSTRA CASA. L’incredibile vicenda di un’ebrea israeliana che
nell’estate del 67 andò ad aprire alla porta e si trovò di fronte tre
palestinesi che desideravano dare un’occhiata alla “loro” casa di Ramla;
la decisione di farli entrare e l’inizio di una complessa amicizia; la
scelta di fare di quella casa uno spazio comune aperto ai bambini e ai
giovani israeliani e palestinesi affinché i due popoli non smettano di
incontrarsi e conoscersi; intervista a Dalia Landau (da pag. 26 a pag. 29).
DUE SARTE TOGOLESI. Decidere di partire con un’associazione che mette
assieme professionisti “senior” disposti a prestare la propria
competenza gratuitamente, per andare con una amica, e poi un’altra, in
Togo, ad aiutare due intraprendenti sarte a realizzare l’incredibile
idea di fare dei corsi di alfabetizzazione, ma anche di cucito, per le
donne africane nel mezzo del mercato della capitale (da pag. 30 a pag. 32).
PRESIDENT OBAMA: INVICTUS? Nella “lettera dall’America”, Gregory Sumner
all’indomani dello storico passaggio al Senato della riforma sanitaria
di Obama, fa il punto sulle sfide che attendono il giovane presidente,
soggetto alle critiche dei suoi detrattori di destra, ma anche di
sinistra; la lezione di Nelson Mandela: le scelte epocali comportano una
dose di potenziale impopolarità (a pag. 33).
FIGLIO DI DEUS. La verità è che nei Vangeli non c’è scritto da nessuna
parte che Gesù abbia detto di essere figlio di Dio e se qualcuno può
averlo chiamato così è perché l’espressione “Figlio di Dio” veniva usata
comunemente per lodare qualcuno; il resto l’ha fatto una traduzione
prima in greco e poi in latino e un concilio in cui, grazie a un
imperatore, l’ebbero vinta gli eretici; il bisogno antropologico di
superare la delusione per il mancato avvento del Regno di Dio; l’idea
fondamentale del cristianesimo, l’amore agapico, che resta; intervista a
Augusto Cavadi (da pag. 34 a pag. 39).
http://www.unacitta.it/paginecosedifede/Cavadi.html
DALLA PARTE DEL FIGLIO. Giovanni Impastato ricorda la forza e il
coraggio del fratello Peppino, ma anche la figura della madre, una donna
straordinaria, che seppe rifiutare un matrimonio combinato in anni in
cui in Sicilia era improponibile e che pur non rinnegando il marito
scelse di stare dalla parte del figlio; la scelta di realizzare il sogno
della madre aprendo quella casa, a “cento passi” da quella di Tano
Badalamenti, a tutti; il lavoro con i giovani, fondamentale, perché la
cultura mafiosa si radica dentro di noi, ma anche fonte di grande
soddisfazione personale (da pag. 40 a pag. 42).
CHE NESSUNO SI SENTA FUORI POSTO. Marianella Sclavi legge e commenta il
libro di Antonella Agnoli che a partire dalle biblioteche ci parla dei
giovani, delle nuove tecnologie e di come sta cambiando il mondo (a pag.
43).
LA LETTERA DALLA CINA, di Ilaria Maria Sala, è a pag. 45.
LA VISITA è alla tomba di Paolo Borsellino.
APPUNTI DEL MESE. Si parla di suicidi in carcere, che quest’anno sono
stati 71, il numero più alto che si ricordi; dell’anniversaio
dell’operazione Piombo Fuso a Gaza in cui morirono circa 1400
palestinesi; della Cina che sta rendendo impossibile aprire dei siti ai
privati; dell’Aids, che per la prima volta sembra registrare un declino
della pandemia; del curioso funzionamento degli ammortizzatori sociali
in deroga, per cui degli operai che mai avranno l’occasione di usarla,
sono costretti a fare un corso di otto ore di lingua inglese per
accedervi; dei gestori telefonici che stanno trasferendo all’estero
l’attività dei call center; dei prefissi telefonici del Kosovo e del
treno Belgrado-Sarajevo, ripartito questo mese, dopo essere rimasto
fermo dalla guerra in Bosnia (da pag. 44 a pag. 47).
QUESTA E’ L’ITALIA: “…le terre d’ogni sorta affrancate, liberate,
annesse al patrimonio già considerevole della borghesia; l’appannaggio
del povero ereditato dal ricco, ecco le origini recenti della proprietÃ
in Italia, ecco come è stata fatta la fortuna immobiliare della classe
dirigente”.
Per il “reprint” dell’ultima, pubblichiamo la quarta parte del
testo che Francesco Saverio Merlino scrisse nel 1890 dall’esilio francese.
In copertina, dedicata all’ambiente, i nuovi mulini a vento olandesi.
Nel sito è consultabile gratuitamente (previa iscrizione) anche l’intero
archivio di interviste di “Una Città ” (2000 circa).
http://www.unacitta.it/intervaccess.asp
18 Gennaio 2010 alle 22:08
Gran bella rivista “Una città “… A volte penso che, se noi palermitani siamo come siamo, è perchè abbiamo il Giornale di Sicilia che ci fa da pessimo rispecchiamento.
27 Gennaio 2010 alle 16:06
La lettura di “Figlio di deus” sull’ultimo numero di UNA CITTA’ mi ha colpito moltissimo, non ne basta una sola lettura, è necessario tornare sulle parole e pensare, interrogarsi…
Mi basta questo per dare valore ad un intervento davvero interessante e problematico.
28 Gennaio 2010 alle 13:50
Caro Augusto,
ho letto con molto interesse e profitto la tua bella intervista a Una città .
Mi sembra che in questo breve testo tu sia riuscito a condensare con grande chiarezza il tuo attuale approdo teologico, filosofico ed esistenziale.
Mi trovo in gran parte concorde su molte delle tue argomentazioni, come quella -decisiva- sul Concilio di Nicea e l’altra, più etica, sulla diffidenza evangelica per la famiglia, diventata incredibilmente (ma forse non tanto) il perno morale dei cristiani.
Sono invece -come sai- lontano dalla tua appassionata difesa dei monoteismi, che per me costituiscono il trionfo dell’identità rispetto alla differenza e quindi della violenza rispetto alla pace. E non posso condividere la critica che rivolgi al panteismo: “E questo è un involontario antropocentrismo, perché il panteismo, mentre annega l’uomo nel tutto, e quindi lo detronizza, lo livella, rispetto agli altri animali, agli altri viventi, sottilmente finisce col dire: “Beh, fino a prova contraria, fino a che non incontriamo i marziani, io sono il luogo in cui l’universo prende coscienza di sé”.
Qui, infatti, sei tu che parti dalla centralità dell’umano, e lo fai in chiave evolutiva e temporale. Per un vero panteista, Spinoza ad esempio, il tempo è un dato umano e quindi l’universo non diventa consapevole di se stesso ma è da sempre anche tale comprensione. Il pensiero umano, per quanto mi riguarda, è sullo stesso piano della tela di un ragno: un risultato necessario e specifico di una necessaria e specifica struttura fisico-materiale. Niente di più e niente di meno. Nessun privilegio antropocentrico e tanto meno ontologico.
Infine, ma è la cosa più importante, che nei Vangeli Gesù non si presenti e non venga presentato come Dio mi sembra evidente. E tu conosci molto meglio di me la teologia contemporanea che cerca di argomentarlo e dimostrarlo. E tuttavia non solo mi sembra impossibile scalfire l’apparato teologico/politico della “Grande Chiesa” (espressione cui intendo dare, come gli antichi eretici, un significato sprezzante) ma lo è ancora di più capovolgere la Wirkungsgeschichte, la storia degli effetti, delle interpretazioni di un libro, che è parte integrante di un testo, sedimentata nei secoli tra le sue pagine.
Anch’io quindi penso che sarebbe un’ottima cosa farla finita con questa menzogna della incarnazione e della trinità ma temo che sarà impossibile.
Apprezzo sempre però chi, come te, all’impossibile punta!
Un abbraccio,
Alberto
4 Febbraio 2010 alle 21:16
Sono rimasto molto impressionato dalla lunga intervista. Un’ampiezza di vedute e di conoscenza delle umane cose che non vedevo dai tempi delle mie letture di Quinzio. Dunque è così Cavadi quando riflette molti anni sulle questioni?
Davide
P.s: non ti preoccupare dell’ultima battuta, non è mia intenzione provare a frenare la tua penna balzacchiana.