Archivi per la categoria ‘Commenti e recensioni al mio "Il Dio dei mafiosi"’

Il carmelitano Gregorio Battaglia su “Il Dio dei mafiosi”

Giovedì, 29 Luglio 2010

“Horeb. Tracce di spiritualità”
2010, 1 (anno XIX, n. 55)

Recensione di Gregorio Battaglia del libro di
A. Cavadi, Il Dio dei mafiosi, San Paolo, 2009.

Il libro nasce da un’urgenza tutta interiore di coinvolgere tante persone di buona volontà nei propri interrogativi, ma anche nel proprio cammino di discernimento. Nel ‘post-scriptum’ l’A. esprime la propria convinzione che “ogni riflessione intellettuale, se fondata su esperienze reali e se organizzata con logica, contribuisca alla trasformazione dei dati di fatto” (p. 220).
Tutto prende spunto da quel grande interrogativo, che non può lasciare nell’indifferenza ogni persona, che ama pensare, ma che, soprattutto, è aperta a un’esperienza di fede. L’interrogativo è questo: come è possibile che tutto il fenomeno mafioso del Sud e, quindi, Cosa Nostra, ‘Ndrangheta, Camorra, Sacra Corona arrivino a mischiare con molta naturalezza spietatezza criminale e atteggiamenti religiosi? Cosa spinge un mafioso a nutrirsi di segni religiosi, ad avere tra le mani ‘santini’, bibbie, crocifissi o come Filippo Marchese ad invocare la benedizione di Dio prima di torturare o di sciogliere una vittima nell’acido?
Questo interrogativo porta da sé a chiedersi se per caso il modo di vivere la religiosità al Sud non offra il terreno adatto perché il mafioso non trovi alcuna contraddizione tra atteggiamenti religiosi e scelte criminali. In tante feste patronali del Sud la presenza del ‘mafioso’ che comanda un territorio è accettata, rispettata, senza provocare nei fedeli e nello stesso parroco crisi di coscienza o, comunque, una certa inquietudine.
L’intento dell’A. è ben precisato a p. 13, dove egli si propone di “sottoporre a processo l’idea che i mafiosi - da una parte - e i cattolici – dall’altra – hanno di Dio, del Cristo, della Chiesa, della dogmatica”. Si tratta del tentativo di poter cogliere nella prassi e nelle dichiarazioni di alcuni pentiti elementi, che possano essere compresi come parte di una visione religiosa, anche se piegata ad un interesse di natura criminale.
L’A. ci tiene a precisare che “se cerchiamo una teologia consapevole e meditata, organicamente articolata, difficilmente la troveremo. (…) Se, al contrario, cerchiamo una teologia irriflessa e approssimativa, anche se interiorizzata e praticata, non dobbiamo faticare eccessivamente” (pp. 98 – 99). Così, dopo aver passato in rassegna i tratti salienti che formano il mondo culturale della mafia, egli passa ad analizzare quelli che possono costituire i punti essenziali del ‘dire religioso’ dei mafiosi: onnipotenza senza tenerezza; trascendenza senza immanenza; sovranità accessibile solo per mediazione; ortodossia tribale; una religiosità coloristica e senza Dio.
Quest’opera di riflessione sul mondo religioso dei ‘mafiosi’, se da una parte può aiutare a comprendere meglio l’apparente insensibilità di molti di essi, allo stesso tempo può servire da stimolo a specchiarsi in quel mondo, per meglio discernere pratiche e devozioni, che, invece di portare al Vangelo, possono offrire un terreno culturale per alimentare la schizofrenia mafiosa.
L’ultima parte del libro è tutta in chiave propositiva, cercando di delineare alcune piste, su cui impegnare la riflessione teologica e la vita stessa di chi vuol recuperare il vero senso del proprio credere nel Vangelo. Questi alcuni punti di questo lavoro di discernimento e di approfondimento teologico:
- recuperare il limite di ogni discorso su Dio, ben sapendo che il suo volto è sempre al di là di ogni nostro ‘dire’;
- riannunciare un Cristo come sorgente di liberazione, recuperando il senso della sua regalità così come viene proclamata nei vangeli: a cavallo di un’asina e nell’iscrizione sopra la croce!
- proporre una Chiesa che recuperi il valore della sinodalità e della diaconia.
- Per il nostro A. la teologia deve tradursi “in una spiritualità fedele al Vangelo (…): una spiritualità dell’incarnazione, della sobrietà, della sovversione e della nonviolenza” (pp. 188 – 189). Sono piste di riflessione che posono impegnare tante comunità cristiane alle prese con il fenomeno della mafia, ma soprattutto con una religiosità tradizionale, che in tante sue espressioni rituali sembra aver smarrito il suo contatto con la forza liberante del Vangelo”.

La chiesa cattolica e la mafia

Venerdì, 26 Febbraio 2010

“Repubblica - Palermo”
26.2.2010
COSA PUO’ FARE LA CHIESA CONTRO LA MAFIA
Mercoledì i vescovi italiani hanno pubblicato un documento interamente dedicato al Mezzogiorno. La notizia merita tre o quattro considerazioni. La prima è decisamente positiva: a poco più di vent’anni da un analogo documento, è importante che i vescovi cattolici dichiarino con toni chiari e forti che la questione meridionale non si è dissolta né tanto meno risolta. E che non si tratta di una questione locale, da riservare all’attenzione di antropologi curiosi di etnie arcaiche: l’intero sistema-Paese ne è corresponsabile quanto alle cause, ne paga gli effetti negativi e va coinvolto nelle strategie terapeutiche.
(more…)

Il documento dei vescovi italiani sul Mezzogiorno d’Italia

Giovedì, 25 Febbraio 2010

La Cei: «Corruzione e mafia, cancro che avvelena l’Italia»
di Luca Kocci
“Manifesto” 25 febbraio 2010

Dura condanna delle mafie, definite un «cancro» che «avvelena la vita sociale», e della corruzione
della politica. Ma anche autocritica per i silenzi e le omissioni della Chiesa che ancora deve
«recepire sino in fondo l’esempio dei testimoni morti per la giustizia». È quanto afferma la
Conferenza episcopale italiana che, dopo una gestazione durata un anno, ha pubblicato il
documento “Per un Paese solidale. Chiesa italiana e Mezzogiorno”, interamente dedicato alla
questione meridionale.
Il sud appare afflitto da «problemi irrisolti» che rischiano di isolarlo, «tagliandolo fuori dai grandi
processi di sviluppo» e «trasformandolo in un collettore di voti» per una classe politica inadeguata,
affermano i vescovi. Anche perché «il cambiamento istituzionale provocato dall’elezione diretta dei
sindaci, dei presidenti delle Province e delle Regioni, non ha scardinato meccanismi perversi o
semplicemente malsani nell’amministrazione della cosa pubblica, né ha prodotto quei benefici» che
si sarebbero auspicati.
(more…)

Il filmato della conversazione fra me e Corrado Augias

Lunedì, 22 Febbraio 2010

Dalla rubrica “Le storie. Diario italiano” di Corrado Augias, intervista interamente dedicata al mio libro “Il Dio dei mafiosi” (San Paolo, Milano 2009) andata in onda su RAI 3 Martedì 9 febbraio.

1/ 2:

2/ 2:

Antonio Silvio Salanitri su “Il Dio dei mafiosi”

Venerdì, 19 Febbraio 2010

Mensile “Espero” - Febbraio 2010

PRESENTATO A TERMINI IMERESE L’ULTIMO LIBRO DI AUGUSTO CAVADI

Giorno 15 gennaio scorso, presso la libreria caffè Punto 52 a Termini Imerese, il consueto gruppo di lettura - in una edizione un po’ rivisitata - ha discusso con l’autore Augusto Cavadi e il teologo Vitaliano Cirrincione del libro Il Dio dei Mafiosi, edizioni San Paolo.
Chi vi ha partecipato ha potuto godere, in uno stile schietto e diretto, dell’interpretazione autentica dell’opera, ma di questo momento non si vuole qui provare a dare un resoconto, rispettandone la dimensione spazio-temporale dell’hinc et nunc. Si vuole, invece, cogliere l’occasione per parlare ancora e riflettere su un tema piuttosto inconsueto (così come trattato nel libro “Il Dio dei mafiosi”), partendo dall’opera stessa.
Dire, come usualmente accade, se si tratti di un bel libro o meno non pare che sia il giusto metro: un libro di questo tipo non si misura con il metro della “bellezza” ma con quello dell’utilità. Il libro è uno strumento valido e non privo di aspetti rivoluzionari, che finisce con l’arricchire preziosamente la cassetta degli strumenti di tutti coloro che vogliono meglio comprendere la fenomenologia mafiosa e che si occupano di pedagogia della legalità.
(more…)

Italiainformazioni del 10.2.2010 su Il Dio dei mafiosi

Domenica, 14 Febbraio 2010

“Il Dio dei mafiosi”, la religiosità degli uomini di Cosa Nostra

di Antonino Cangemi
10 febbraio 2010

L’analisi del fenomeno mafioso svela un inquietante paradosso: gli uomini di “Cosa Nostra” sono, nella quasi generalità, cattolici e, non di rado, credenti pieni di fervore. Come è possibile ciò? La mafia, con l’efferatezza dei suoi crimini, non è sorda al richiamo di Dio? Come si spiega allora l’ostentata religiosità degli “uomini d’onore”?

A questi interrogativi risponde Augusto Cavadi, sociologo e teologo palermitano, nel suo recentissimo “Il Dio dei mafiosi”, edito da San Paolo. Cavadi parte da un’analisi, penetrante e aliena da luoghi comuni, della mafia.

Autore di diversi scritti sulla realtà mafiosa, Cavadi ne delinea i principali tratti che la connotano: l’omertà che preserva la segretezza dell’organizzazione, la struttura gerarchizzata e piramidale, il familismo amorale, il ruolo subalterno della donna, l’ideologia pervasa di dogmatismo e fondamentalismo che si accompagna alla pratica dell’ obbedienza cieca al potere carismatico del boss, la sottovalutazione della vita terrena a cui fa da contraltare l’esaltazione della virilità e dell’onore, l’individualismo e la diffidenza nei confronti della vita pubblica.
(more…)

Bruno Vergani su “Il Dio dei mafiosi”

Domenica, 14 Febbraio 2010

Buongiorno, Augusto.
Ho scritto un ‘post’ con il mio punto di vista sul “dio dei mafiosi” che ho appena terminato di leggere e del quale sono rimasto intimamente colpito:

http://blognew.aruba.it/blog.brunovergani.it/
Teologia_mafiosa_25576.shtml

Don Luigi Ciotti recensisce “Il Dio dei mafiosi”

Lunedì, 28 Dicembre 2009

Clicca l’immagine per ingrandirla.

“Il Dio dei mafiosi” recensito su “Repubblica - Palermo”

Giovedì, 24 Dicembre 2009

Gabriele Barone mi ha recensito “Il Dio dei mafiosi”:

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/11/29/il-dio-dei-boss.html

Una doppia recensione (molto generosa) di Gino Adamo

Lunedì, 14 Dicembre 2009

Ricevo - e volentieri rendo pubblico - questo messaggio, sin troppo generoso, di un amico che è stato sempre un acuto lettore:

Caro Augusto,

mi rallegro vivamente per il successo che stanno raccogliendo i tuoi ultimi libri, “La Mafia spiegata ai turisti” e “Il Dio dei Mafiosi”, opere che era tempo che qualcuno si decidesse a scrivere, per chiarire le idee a molti visitatori che del fenomeno mafioso mostrano di possedere idee assai approssimative e confuse, e che, in parecchi casi (si è visto anche questo) sono sollecitati a compiere il viaggio in Sicilia da dépliant pubblicitari (a cura di spregiudicati tour operator) che, nel promuovere un certo turismo di massa nell’Isola, fanno scoperto assegnamento su quanto di truce, di colorito e di banalmente grottesco emerge dalle cronache giornalistiche, che, soprattutto all’estero(specialmente Germania e paesi scandinavi), risultano le meno adatte ad offrire un quadro vagamente attendibile di questo nostro tumore criminale. Ecco quindi che libri come il tuo aiutano a capire: con serietà e levità! aggiungerei, con un lampo di sorriso intelligente, penetrando tratti di un sistema di potere criminale che, di per sé, di attraente non avrebbe proprio nulla. Anzi. E che, tuttavia, costituisce una realtà che non va né celata né attenuata, ma resa digeribile e assimilabile da tanta gente, la quale difficilmente - lo sappiamo - si sobbarcherebbe alla lettura di saggi ponderosi sul tema.
(more…)