Per la III i: programma di storia al 19.1.2009
Venerdì, 23 Gennaio 2009Programma di storia (III i - anno scolastico 2008 - 2009)
1. Uno sguardo complessivo sul Medioevo, “età di mezzo” convenzionalmente distinto in ‘alto’ Medioevo (476 - 1000)
e ‘basso’ Medioevo (1000 - 1492): un periodo di luci ed ombre, che non va né denigrato né mitizzato.
[pp. 16 - 18]
2. Dal punto di vista sociale, uno dei fenomeni più rilevanti è il periodo (intorno al 1350) in cui si diffonde la pestilenza: essa, infatti, incide fortemente anche sulla mentalità ed i costumi delle popolazioni europee. E ciò in due direzioni: nel senso di un rigorismo morale (la religiosità accentua le tematiche ascetiche del “disprezzo del mondo” e della meditatio mortis), ma anche, all’inverso, di una riscoperta dei piaceri terreni (il Decamerone di Boccaccio).
[pp. 114 - 118, compresi i documenti e le schede]
3. Dal punto di vista politico, uno dei fenomeni più rilevanti è la nascita del concetto di Stato. Le autorità universalistiche ( Papato e Impero), che avevano dominato la scena pubblica con le loro liti e le loro alleanza, entrano in crisi [vedi ad esempio lo "scisma d'Occidente" e la "Bolla d'oro", pp. 125 - 128] e vengono sostituite o da Stati nazionali (Francia, Inghilterra, Spagna, Portogallo) o da Stati regionali (area tedesca ed area italiana). In particolare, per quanto riguarda l’area italiana, i Comuni si evolvono in Signorie (una forte personalità si impadronisce del potere e, pur lasciando inalterate le istituzioni, di fatto lo trasforma in ereditario; in alcuni casi, come Genova e Venezia, non è tanto una famiglia quanto un ristretto numero di famiglie che monopolizzano i ruoli di governo); e le Signorie in Principati (quando, grazie al riconoscimento ufficiale del papa o dell’imperatore, ottengono il diritto ufficiale all’ereditarietà del titolo nobiliare: duchi, marchesi o principi) [pp. 160 - 165]. Una strada a parte segue il Centro della penisola (dominato dallo Stato della Chiesa [pp. 165 - 166]) e il Sud della penisola (dove il Regno di Sicilia passa dai Normanni agli Angioini e dagli Angioini agli Aragonesi [pp. 158 - 159; 166 - 167] ).
4. Sia gli Stati nazionali che gli Stati regionali, alla ricerca di un proprio assetto territoriale, vivono continue tensioni che sfociano in guerre. Alcune di queste guerre lasciano le cose come stavano all’inizio dei conflitti (per esempio la guerra dei Cento anni, dal 1346 al 1453, con lo strascico interno all’Inghilterra della guerra delle Due rose [pp. 136 - 139]); altre guerre, invece, modificano profondamente il quadro culturale e politico (per esempio la Reconquista della penisola iberica con la successiva unione di Castiglia ed Aragona [pp. 142 - 146]).
In Italia si raggiunge un precario equilibrio con la pace di Lodi del 1454 [pp. 168 - 171] che però si infrange con la discesa del re francese Carlo VIII nel 1494 [pp. 171, 268]. Così, alla fine del Medioevo e all’inizio dell’Età moderna, l’Italia si presenta divisa in 5 principali Stati: il Ducato di Milano (destinato a diventare viceregno di Spagna), la Repubblica di Venezia, la Repubblica di Firenze (che vive la strana stagione della signoria teocratica di Girolamo Savonarola [268 - 269]) , lo Stato pontificio e il regno di Sicilia (anche esso destinato a diventare viceregno di Spagna).
