Archivi per la categoria ‘Teologia: ecumenismo e pace’

Augusto intervista il pastore Esposito su matrimonio lesbico

Sabato, 19 Giugno 2010

“Repubblica – Palermo”
Martedì 8 giugno
Matrimonio fra due donne.
Celebra un pastore valdese.
Intervista di Augusto Cavadi ad Alessandro Esposito

Alessandro Esposito è un giovane pastore della chiesa valdese di Trapani e di Marsala. Mercoledì 7 aprile ha ‘celebrato’, nel tempio valdese di via Orlandini a Trapani le nozze di due donne. E’ la prima volta che in Italia un pastore protestante ‘celebra’ un matrimonio omosessuale.

Tra i cattolici italiani solo due preti hanno presieduto la celebrazione di matrimoni omosessuali, ma la reazione della gerarchia ecclesiastica è stata durissima. Lei non teme che anche nella chiesa valdo-metodista a cui appartiene possano registrarsi provvedimenti disciplinari nei suoi confronti?

In tutta onestà, no. Principalmente per tre ragioni. La prima concerne il fatto che, in vista di tale benedizione, ho provveduto ad informare tanto il mio consiglio di chiesa (al quale rispondo per tutto ciò che attiene alla mia attività pastorale) quanto la Tavola Valdese (che rappresenta, per così dire, il nostro «esecutivo» a livello nazionale) che hanno espresso, congiuntamente, il loro consenso al riguardo. Da noi, difatti, la prassi è questa: cosa che consente, credo, di vivere l’essere chiesa secondo modalità democratiche, senza però dar luogo a personalismi, sempre inopportuni e inefficaci. Le questioni, in seno alla nostra chiesa, si discutono, si dibattono, si argomentano: e le decisioni vi fanno seguito. Si cerca sempre di muoversi collegialmente, per quanto, talvolta, è necessario dimostrare un pizzico di «intraprendenza». Vengo così alla seconda ragione: l’«Assemblea-Sinodo» del 2000 (incontro tra deputati e delegati delle chiese valdo-metodiste e battiste d’Italia) ha incaricato una commissione di affrontare il tema dell’omosessualità e di redigere, in proposito, un documento, che è poi stato approvato dalle nostre chiese. Da tale documento, denominato GLOM (gruppo di lavoro sull’omosessualità), emerge un quadro che, nelle sue linee generali, denota apertura nei confronti della piena partecipazione alla vita ecclesiastica delle donne e degli uomini omosessuali, auspicando anche che si giunga a benedire le loro unioni: cosa che, attenendoci alle indicazioni del documento, come chiesa valdese di Trapani e Marsala ci siamo limitati a rendere attuativa. L’apertura delle nostre chiese in tal senso, in ogni caso, ha senz’altro rappresentato l’elemento fondamentale a partire dal quale è stato possibile compiere il cammino che ha portato a questa celebrazione. L’ultima ragione, infine, è quella di gran lunga più importante, perché fondante: la chiesa valdese di Trapani e Marsala ha celebrato la benedizione dell’unione di due donne perché ha trovato che essa interpreti, semplicemente e pienamente, il comandamento evangelico dell’amore. Assai prima che la chiesa, infatti, a rendere legittimo questo gesto è l’evangelo proclamato da Gesù e dai profeti prima di lui, testimonianza vivente e quotidiana di un Dio che vuole l’amore e, al contrario di noi, non lo giudica.

Come è noto, per i protestanti il matrimonio non è un sacramento stabilito da Cristo, né è caratterizzato dall’indissolubilità, ma costituisce comunque un momento importante nel cammino esistenziale e di fede di un credente. In Italia vige un accordo con lo Stato per cui, come i matrimoni cattolici, anche i vostri hanno effetti civili: ciò vale anche per il matrimonio fra due coniugi dello stesso sesso?

Per ovvi motivi, no. Se un’unione non è sancita dalle leggi dello Stato, la chiesa valdese può celebrare, come di fatto è avvenuto, soltanto una benedizione, la quale ha valore sotto il profilo ecclesiastico e -ritengo- civico, ma non possiede effetti civili. Certamente, anche sotto l’aspetto simbolico, credo che la scelta operata dalla nostra comunità sia eloquente e va, senza dubbio, nella direzione del pieno riconoscimento dei diritti civili per le coppie omosessuali, che auspichiamo e chiediamo. A tale proposito, la chiesa valdese di Trapani e Marsala partecipa attivamente alle iniziative del Gruppo Arcobaleno, gruppo laico che, collaborando con altri soggetti presenti ed operativi sul territorio siciliano (cito, su tutti, il gruppo Ali d’Aquila di Palermo), riflette sulla tematica dell’omosessualità ed intende promuovere i diritti delle coppie omosessuali in ambito tanto civile, quanto ecclesiastico. Le chiese, dal canto loro, dovrebbero, a mio giudizio, accompagnare questo percorso: e la maniera più concreta ed efficace in cui possono farlo, credo che risieda nel celebrare pubblicamente le benedizioni di coppie gay e lesbiche. Questo gesto soltanto, difatti, dimostra un peno sostegno e coinvolgimento a livello ecclesiastico. La battaglia per i diritti civili ci riguarda, certamente, ma come cittadini, non come credenti: sotto quest’ultimo aspetto, per dimostrare un’apertura autentica e non appena verbale, il gesto da compiere è la celebrazione delle benedizioni.

Pensa che quanto è avvenuto pionieristicamente a Trapani possa aprire un sentiero ‘ufficiale’ per le altre chiese o siamo ancora lontani da un simile esito?
Anche in seno alle chiese battiste, metodiste e valdesi vi sono, com’è inevitabile che sia, posizioni distinte, tanto riguardo alla tematica dell’omosessualità, quanto, di conseguenza, per ciò che attiene alla benedizione di coppie omosessuali. Le nostre rispettive sedi decisionali (il Sinodo per quanto riguarda le chiese valdesi e metodiste e l’Assemblea per ciò che concerne le chiese battiste) non si sono ancora espresse ufficialmente in proposito. Come comunità valdese di Trapani e Marsala riteniamo che sia tempo che lo facciano. È fuor di dubbio che, in tal modo, si va incontro a dei rischi, come accade ogniqualvolta si prenda posizione su tematiche eticamente sensibili. I due principali motivi che, credo, hanno sino ad ora impedito di pervenire ad un pronunciamento istituzionale chiaro e definitivo, sono, da un lato, il timore (niente affatto ingiustificato) di provocare una spaccatura in seno alle nostre chiese e, dall’altro, la paura di incrinare i rapporti ecumenici, sia intra-evangelici che con le altre confessioni cristiane. A queste pur comprensibili obiezioni, mi sento di rispondere che esistono dei punti fondamentali, che concernono il riconoscimento dei diritti umani (tra cui rientra a pieno titolo la differenza di orientamento sessuale ed affettivo), rispetto ai quali una spaccatura può -anzi deve- essere provocata, con buona pace di quanti, questi diritti, non intendono riconoscerli. Del resto, in caso di mancato riconoscimento, realtà ecclesiastiche che si attestano su posizioni più restrittive, quando non addirittura di esplicita condanna, non ne mancano di certo: di modo tale che, chiunque voglia portare avanti un’interpretazione integralista dell’etica cristiana, non ha che l’imbarazzo della scelta.
Noi, però, dobbiamo avere il coraggio e la coerenza di esprimere una posizione chiara, aliena da tentennamenti. Per quanto riguarda, poi, le relazioni ecumeniche, credo che valga, grosso modo, lo stesso discorso: non penso che sia proponibile, per amor di pace o al fine di mantenere buoni -e del tutto formali- rapporti di «buon vicinato», assumere sulla questione una posizione che rischia di risultare ambigua, teoricamente aperta e sostanzialmente titubante. Non dico che sia facile: ma è doveroso. Del resto, l’evangelo non consiste nella placida riproposizione delle consuetudini: al contrario, siamo convinti, come comunità trapanese e marsalese, che esso chiami a tutelare il diritto degli esclusi e delle escluse, a prendere posizione al loro fianco ogniqualvolta che tale diritto viene ingiustamente negato o calpestato. E crediamo che questo sia quanto è avvenuto per secoli, spesso e volentieri con l’esplicito consenso delle istituzioni ecclesiastiche, nei confronti delle persone omosessuali. Ecco perché riteniamo che sia tempo che le chiese stesse riparino a quest’ingiustizia compiendo un cammino di conversione, che si espliciti nel gesto nudo ed eloquente dell’accoglienza, manifestata (anche) attraverso la celebrazione di benedizioni di coppie dello stesso sesso.

Lei ha affidato a “Repubblica” l’esclusiva della notizia. Ma qualche reazione l’avrà già registrata in chi l’abbia appresa ufficiosamente…
Pur essendo inevitabilmente trapelata, la notizia non ha scatenato reazioni degne di rilievo: non annovererei come tali, difatti, gli immancabili inviti al ravvedimento e alla conversione fattimi pervenire dagli onnipresenti fondamentalisti. Al momento sembra che la strategia adottata dagli organi di informazione sia quella, tutt’altro che involontaria, dell’insabbiamento. Si tratta, infatti, di un evento certamente inusuale, che ha però il difetto di mettere indirettamente in discussione la chiusura che le gerarchie vaticane hanno da sempre manifestato in ordine a tale tematica. Ma questo era ampiamente preventivabile. Del resto, ciò che ci preme non è certo la pubblicità, quanto, piuttosto, l’affermazione di un diritto, che come tale vorremmo che fosse percepito e recepito dall’opinione pubblica. Purtroppo, però, ci rattrista constatare che quella di un cattolicesimo adulto, capace, quando è il caso, di esprimere un dissenso motivato, è una realtà minoritaria, la quale, peraltro, non trova risonanza nella maggior parte dei mass-media, inclusi quelli della cui indipendenza ho stima e nella cui laicità ho fiducia.

Grazie per la fiducia nella nostra testa, pastore Esposito.
Grazie a lei per l’opportunità concessaci e per la sensibilità dimostrata. Merce rara, al giorno d’oggi: glielo garantisco.

Augusto Cavadi

La violenza delle feste: il senso perduto del natale

Domenica, 3 Gennaio 2010

“Repubblica - Palermo”
2.1.2010

Augusto Cavadi
LA VIOLENZA DELLE FESTE

Le statistiche parlano chiaro: da natale a capodanno la convivenza continua stretta implacabile tra familiari fa scoppiare liti, e talora persino tragedie, che nel corso dell’anno risultano meno frequenti e meno dirompenti. A conferma della tesi puntualmente ribadita da mia nonna Giovanna ogni fine d’anno: “Le feste non dovrebbero arrivare mai”. Perché questo disastro annunziato? Evidentemente cova, fra la retorica cattolico-borghese della sacralità della famiglia e l’effettività delle relazioni umane, una contraddizione permanente che piccole mutazioni della routine abituale bastano a far esplodere.
Le vie di scampo possibili sono dunque due: o si cancellano dal calendario ricorrenze così micidiali per la salute psico-fisica o si prova a rivedere il modo di concepirle e di viverle. Le ragioni per cui non mi convincerebbe la prima soluzione sono state diffuse via internet da un gruppo di associazioni cristiane italiane: “la festività del natale è sorta come ricorrenza religiosa; poi, nel tempo, senza perdere per i credenti il significato originario, è divenuta la festa degli affetti e delle relazioni sicché è ormai una festa di tutti e tutte, credenti e non credenti. Ricorda la comparsa nel mondo di una grandissima buona notizia: l’eguaglianza di tutti gli esseri umani. Questa idea dell’eguaglianza, che per i credenti deriva dall’essere tutti e tutte figli e figlie di Dio e che comunque si radica nella stessa natura umana, è stata assunta nei secoli e fatta propria da correnti di pensiero e da movimenti politici; su di essa sono andati fondandosi i diritti a tutela di ogni persona via via conquistati con la lotta di tanti popoli”. Dunque: non c’è bisogno di abolire il natale, se mai gli si può affiancare col tempo qualche altra ricorrenza altrettanto significativa (come la conclusione del ramadan).
Ma è proprio dalle righe di questa lettera aperta, indirizzata alle immigrate e agli immigrati che vivono e lavorano nel nostro paese, che può trarre spunti di revisione critica chi propende per la seconda soluzione. Essa ci dice infatti che il fascino autentico del natale consiste nella sua dimensione universale, al di là delle barriere etniche, linguistiche e religiose: se questo messaggio di apertura planetaria viene tradito, se si fa dell’inerme bambino medio-orientale di Betlemme una bandiera identitaria contro gli stranieri (tentazione prevalente nel Settentrione) o un pretesto per la chiusura familistica nel privato (tentazione prevalente nel Meridione), il natale non è più natale. Si capovolge nel contrario della sua essenza. I primi cristiani hanno quasi da zero inventato un nome per indicare l’amore annunziato da Gesù di Nazareth, tanto diverso dalla solidarietà nazionalistica fra Ebrei e dall’amicizia elitaria e paritaria dei Greci: agape . Con questo vocabolo intesero una attenzione gratuita e benevolente nei confronti di chi è talmente misero da non essere neppure in grado di accogliere la cura e di renderne grazie: nei confronti dei “poveri di spirito” (che nel suo ultimo libro Erri De Luca propone di tradurre, più letteralmente, “l’abbattuto di vento”). Intesero una preoccupazione estremamente concreta verso il benessere altrui (a cominciare da quanti sono calpestati dalle ingiustizie sociali e umiliati dalle avversità naturali): qualcosa di ben diverso, dunque, da quella logica del dare in vista di una ricompensa (sociale o ultraterrena) a cui si è ridotta la pelosa e selettiva ‘carità‘ dei giorni festivi.
Di questa auto-donazione feriale, che nelle sue modalità più alte può diventare servizio professionale e impegno politico, nessuna chiesa e nessuna civiltà possiede il monopolio: come si legge nel vangelo, essa risplende - laicamente - non fra chi dice “Signore, Signore!”, ma nella storia effettiva delle donne e degli uomini che ritengono insopportabile un mondo in cui le minoranze privilegiate godono, senza rimorsi, i frutti di rapine antiche e di meccanismi di sfruttamento attuali. Se a livello personale, familiare e civico riuscissimo a invertire la tendenza dominante, il natale potrebbe diventare la festa del risarcimento dei deboli (un segnale promettente in questa direzione il moltiplicarsi, come dono reciproco, di adozioni a distanza e di altri contributi economici a favore di cause socialmente rilevanti). E indurre anche nonna Giovanna a mutare opinione.

LA LEGGE NEL CUORE

Domenica, 6 Dicembre 2009

Repubblica – Palermo 6.12.2009

Autori Vari

LA SAPIENZA SULLA BOCCA
Il pozzo di Giacobbe
pagine 61
euro 5,00

Ebraismo, cristianesimo e islamismo pretendono di essere religioni attraverso cui Dio stesso parla al
l’intera umanità e indica i criteri morali di fondo: ma come possono comporsi fra loro, in una società plurale e democratica, queste diverse etiche teologiche? E come possono convivere con le etiche che si basano su visioni filosofiche completamente differenti, ad esempio atee? Non è difficile intuire che si tratta di domande cruciali anche dal punto di vista legislativo, politico e sociale. Un team di filosofi, teologi, bioetici, giuristi e storici delle religioni (siciliani di nascita o di adozione) ha provato a rispondere a queste domande con serietà scientifica ma, quasi sempre, con linguaggio accessibile anche ai non-addetti-ai-lavori. Il risultato è un bel libro a dodici firme (tra cui Cosimo Scordato, Massimo Naro, Franco Viola) - curato da Mariano Crociata e Giuseppe Bellia - dal titolo suggestivo e invitante (La sapienza sulla bocca, la legge nel cuore. Antropologia, etica e religioni ‘rivelate’) che non dovrebbe mancare nella biblioteca di chi voglia interpretare l’incrocio attuale delle culture, “senza scivolare in accomodamenti evanescenti o in rigidità esclusiviste”, ricercandone il comune denominatore in una concezione dell’uomo realistica e pluridimensionale. Insomma: in una prospettiva razionale, dunque ‘laica’.

LA BIBLIOTECA DEL DIALOGO

Domenica, 6 Settembre 2009

Repubblica - Palermo 6.9.09

QUADERNI BIBLIOTECA BALESTRIERI
www.quadernibalestrieri.it
pagine165 - euro 18

Ispica è un grazioso comune d’impronta barocca, abbarbicato su una ‘cava’ del ragusano, che ospita il Convento di Francescani presso il quale è attivo un centro di studi e ricerche: la Biblioteca intestata a p. Giuseppe Balestrieri (un frate deceduto nel 1955 che ha lasciato concrete tracce della sua operosità anche in Sicilia orientale) . Da otto anni la Biblioteca affida ad una rivista quadrimestrale, “Quaderni Biblioteca Balistreri” appunto, i risultati più significativi delle analisi storiche, sociologiche, letterarie, filosofiche e teologiche che si vanno realizzando da frequentatori e simpatizzanti. Alcuni contributi interessano quasi esclusivamente chi condivide l’ottica di fede e l’appartenenza alla chiesa cattolica (soprattutto nell’alveo della spiritualità del santo di Assisi e della sua compagna Chiara), ma molti altri (per esempio sulla vita di Giorgio La Pira o sul dialogo con l’Islamismo o sui rapporti fra il vaticano e la Cina contemporanea) possono incuriosire e aggiornare anche il lettore non-cattolico. Le schede bibliografiche confermano il taglio della rivista: concernono infatti sia libri di scavo e di memoria delle tradizioni locali (quali ad esempio le preghiere dialettali recitate nelle Madonie) sia volumi di respiro planetario (come gli studi di Hanna Arendt sulla menzogna in politica o le indagini sul Mediterraneo).

SETTECENTO CONTROVERSO PER IL PAPAS ORTODOSSO

Martedì, 27 Maggio 2008

Repubblica - Palermo 27.5.08

NICOLA DRAGOTTA
Spiegazione della messa
Parrocchia di s. Nicolò a Mezzojuso
Pagine 317
Distribuzione gratuita

Sul finire del XVIII secolo, un prete cattolico di rito ortodosso (è noto che in Sicilia, in Calabria e nel Lazio ne operano ancora diversi), papàs Nicola Dragotta, avverte l’esigenza di mostrare - documenti alla mano - che i suoi correligionari (profughi albanesi), seguendo la liturgia greca di S. Giovanni Crisostomo, non potevano considerarsi dissidenti rispetto al rito originario. Se mai, erano proprio i cattolici romani, di tradizione latino-occidentale, ad aver introdotto lungo i secoli delle modifiche innovative…Il manoscritto è rimasto inedito negli archivi della parrocchia di s. Nicolò di Mira per due secoli. Oggi, grazie ad Antonio e Piero Perniciaro, viene finalmente stampato - con una premessa del vescovo Sotir Ferrara ed un dotto saggio introduttivo di Stefano Parenti - in un’edizione fuori commercio resa possibile dal contributo finanziario dell’Assessorato regionale dei beni culturali. Iniziativa non certo inattuale in una fase in cui il dialogo fra la Chiesa cattolica e le Chiese d’Oriente, da qualche decennio, sembra di nuovo battere il passo.

UN GRANDE UOMO

Venerdì, 26 Ottobre 2007

Centonove 26.10.07
Augusto Cavadi

GRAZIE, PASTORE VALDO

Ci sono siciliani che hanno vissuto con l’intenzione determinata di lasciare la loro terra un po’ migliore di come l’hanno trovata, e ci riescono. Il pastore Valdo Panascia, deceduto sabato, è stato uno di questi. L’ultima volta che andai a visitarlo - tre anni fa - portava a fatica il peso della distanza crescente fra una mente sempre lucida e la complessione fisica indebolita di un vecchio che ha superato la soglia dei novant’anni. Sapeva che la fede cristiana non esonera da fasi di travaglio psichico e morale, neppure se sei un ministro di Dio.
Eppure, raccontandomi alcuni passaggi salienti della sua lunga esistenza, gli occhi di quest’omino ormai curvo si illuminavano ancora: forse di orgoglio, certo di gioia. Col tono sommesso di chi fugge spontaneamente la retorica, cercando ogni tanto il silenzioso conforto della moglie, rievocava le battaglie - talora vinte, sempre nonviolente - di un protestante valdese radicato in un territorio, almeno nominalmente, cattolicissimo.
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UNA SOLA CHIESA?

Giovedì, 2 Agosto 2007

“Repubblica - Palermo” 2.8.07
Quel grido delle ‘altre’ chiese di Palermo

Augusto Cavadi

La stampa internazionale si è occupata, sia pur marginalmente (in effetti, ci sono problematiche ben più gravi!), di un recente documento della chiesa cattolica che ha suscitato non poco scalpore nel mondo del dialogo interreligioso. Di che si tratta? Bisogna sapere, preliminarmente, che la curia papale è organizzata in dicasteri che corrispondono, un po’, ai ministeri di un governo civile e che vengono denominati - con un termine che nel linguaggio ecclesiale ha anche altri significati - “congregazioni”. La più rilevante di tali congregazioni ha una storia antica e una fama inquietante: Santa Inquisizione, poi diventata Sant’Uffizio, ora Congregazione per la Dottrina della Fede. Il cardinale che fa capo a ciascuno di questi rami del governo universale della chiesa risponde del proprio operato solamente al papa e solo in accordo con lui assume le decisioni ufficiali. Sino al momento di essere eletto papa, per molti anni il Prefetto di questa Congregazione è stato Joseph Ratzinger che ha nominato recentemente, come suo successore, lo statunitense Willialm Levada. Ebbene, uno dei compiti del potente organismo vaticano è di dirimere le questioni teologiche che si vanno via via dibattendo nel corso dei secoli. L’ultimo, in ordine di tempo, di tali pronunziamenti è noto come Risposte a quesiti riguardanti alcuni aspetti circa la dottrina della Chiesa ed in esso, in sostanza, si ribadisce quanto affermato già nel precedente documento Dominus Iesus del 2000: che la chiesa fondata da Gesù Cristo è rappresentata in maniera esauriente ed esclusiva dall’attuale chiesa cattolica. Ci sono poi delle chiese “vere” ma “incomplete” perché non riconoscono il primato universale del vescovo di Roma (e sono le chiese ortodosse orientali); ci sono infine delle “comunità ecclesiali” che non meritano neppure d’essere chiamate “chiese” (e sono le chiese protestanti ed evangeliche).
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ECUMENISMO A PALERMO

Venerdì, 23 Marzo 2007

Centonove  23.3.07

Augusto Cavadi

“GUARISCI, DIO, LE NOSTRE CHIESE”

Non capita tutti i giorni, ma qualche sera fa è avvenuto. Alcuni frati francescani, a Palermo per un convegno, hanno convocato intorno a un tavolo i rappresentanti delle principali chiese cristiane operanti in città per fare il punto sui loro rapporti reciproci. Così si sono alternati al microfono del convento di S. Antonino  - a due passi dalla stazione centrale - un laico cattolico, un vescovo cattolico di rito ortodosso, un prete ortodosso, un membro della chiesa avventista, una signora della chiesa anglicana, il pastore della chiesa valdese di via Spezio e la pastora della chiesa valdo-metodista della Noce (l’unica donna, tra i presenti, alla guida di una comunità, “non senza resistenze” - come ha precisato - “neppure all’interno del nostro ambiente”).

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ECUMENISMO AI VALDESI

Giovedì, 30 Marzo 2006

REPUBBLICA – PALERMO
30.3.06

Giustizia, pace e salvaguardia del creato

Con il vocabolo - non proprio usuale - ‘ecumenismo’ si designa quel movimento teorico e pratico tendente alla riunificazione di tutte le chiese cristiane (cattolica, anglicana, ortodosse, protestanti…). Due tappe importanti sono state l’assemblea europea a Basilea, in Svizzera, nel 1989 e la successiva, a livello mondiale, a Seul, in Corea, nel 1990. Entrambe dedicate alla focalizzazione di ciò che i cristiani delle varie confessioni possono fare insieme nel triplice campo della giustizia, della pace e della salvaguardia del creato. Ma se, storicamente, l’ecumenismo nasce come una faccenda interna alla cristianità, via via esso ha finito col coinvolgere anche il rapporto fra la cristianità e le altre grandi religioni dell’umanità (a partire dalle altre due religioni monoteistiche: l’ebraica e l’islamica). Oggi, perciò, il vocabolo ecumenismo ha acquistato l’accezione, più ampia dell’originaria, di processo dialogico e sinergico fra il cristianesimo e le diverse tradizioni religiose del mondo. Per importare anche dalle nostre parti queste prospettive rigeneratrici, la sezione palermitana del MIR (Movimento internazionale per la riconciliazione) ha programmato meritoriamente tre incontri pubblici (presso il Centro culturale valdese di via Spezio, alle ore 21): sulla giustizia (questa sera ne discuteranno il pastore Giuseppe Ficara e il teologo cattolico Rosario Giué), sulla pace e la nonviolenza (martedì 4 aprile la professoressa Maria Antonietta Malleo e il pastore valdese Ciccio Sciotto), sulla salvaguardia dell’ambiente (la sera del 16 maggio l’ingegnere Nino Lo Bello e la pastora Elisabetta Ribet).
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DIALOGO TRA RELIGIONI

Martedì, 17 Gennaio 2006

 

Augusto Cavadi

“Repubblica – Palermo” 17.1.06

LA  SICILIA  LUOGO  IDELAE  DEL DIALOGO  TRA LE  RELIGIONI
Hans Küng, il teologo fieramente critico da decenni nei confronti di Joseph Ratzinger e che comunque il neo-eletto papa ha voluto invitare a cena in segno di stima, lo ha ribadito da decenni (anche nel recentissimo Scontro di civiltà ed etica globale, Datanews, Roma 2005): “Non c’è pace tra le nazioni senza pace tra le religioni. Non c’è pace tra le religioni senza dialogo tra le religioni”. La sua preoccupazione è condivisa da quanti intuiscono che la dimensione simbolico-culturale s’intreccia, inestricabilmente, con la dimensione socio-politica ed entrambe concorrono a determinare il corso effettivo della storia. �

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