Archivi per la categoria ‘Filosofia: etica’

Un contributo sereno, e discutibile, alla bioetica

Domenica, 28 Marzo 2010

Speranza ‘in vitro’
Augusto Cavadi

Luciano Sesta
L’ORIGINE CONTROVERSA
Phronesis 2009
pagine 620
euro 20

Tra le recenti innovazioni bio-tecnologiche, la fecondazione in vitro risulta fra le più affascinanti ed inquietanti: motivo di speranza per coppie infeconde ma anche occasione di sperimentazioni strampalate su commissione di opulenti capricciosi. Come affrontare gli interrogativi che essa comporta? Il teatrino della politica offre sguaiati conflitti a colpi di clave ideologiche, ma nel mondo della ricerca (medica ed etica) non mancano tentativi di ragionare con calma e desiderio costruttivo. Il voluminoso studio del giovane docente di bioetica Luciano Sesta (L’origine controversa. Un’indagine sulla fecondazione in vitro) costituisce una convincente esemplificazione di questa volontà di confronto serrato, ma non polemico. Con apprezzabile onestà intellettuale, egli avverte sin dalle prime pagine che la sua ricerca intende procedere al di là degli schieramenti pregiudiziali, senza però fingere di essere “neutrale”: è infatti condotta nell’ottica di un cattolico consapevolmente credente. Ma di un cattolico che, pur prendendo posizione, “evita di farlo frettolosamente e con uno spirito puramente apologetico”, accettando di “misurare la plausibilità delle proprie tesi attraverso un sincero e paziente confronto con quelle altrui”. E con l’intento di superare la barriera, troppo comoda per essere vera, fra “cattolici” e “laici”: dogmatismo e senso critico, infatti, si distribuiscono in maniera equamente trasversale.

Spinoza, la felicità e i seguaci del Senatùr

Domenica, 20 Settembre 2009

“Repubblica - Palermo”
20.9.2009

ALLA RICERCA DELLA FELICITA’

Augusto Cavadi

GIOVANNI DI BENEDETTO
L’ecologia della mente nell’Etica di Spinoza
Edizioni Mimesis
Pagine 223
Euro 18

I leghisti propongono un esame preliminare per i professori provenienti dal Sud: idea brillante, se tra loro ci fossero esaminatori in grado di leggere le carte prodotte dagli esaminandi. Per esempio in grado di capire libri lucidi, seri e profondi come questo “L’ecologia della mente nell’Etica di Spinoza. Amore della natura e coscienza globale sulla via della complessità” pubblicato, con una suggestiva prefazione di Andrea Cozzo, dal giovane e stimato docente palermitano Giovanni Di Benedetto. Non perché si tratti di un volume ostico (anzi, può servire da ottima introduzione alla lettura diretta del molto più arduo testo originale - l’Etica dimostrata geometricamente - del filosofo ebreo olandese del Seicento), ma perché esige nel lettore un minimo di finezza intellettuale, e direi d’animo, che non sempre è dato riscontrare nei seguaci padani del Senatùr. Vi si sostiene infatti che la felicità non è frutto di soldi o di potere, bensì della capacità di uscire da un’ottica miopiamente individualistica e provinciale per entrare in relazione vivente con l’umanità, anzi con l’intero universo (concepito come divino): per sperimentare “l’equilibrio omeostatico del nostro essere come unione non alienata e non scissa di mente e corpo ed infine la gioiosa costituzione collettiva della socialità“. Chi ha orecchie - e cervello - per intendere, intenda.

Su testamento biologico, eutanasia e suicidio assistito

Giovedì, 13 Novembre 2008

“Centonove”
venerdì 7 novembre 2008

MORIRE COME UN CANE O COME UN CATTOLICO OSSERVANTE?

Il caso di Eluana, la ragazza in coma da 16 anni per la quale il padre ha chiesto - ricevendo il conforto della magistratura - la sospensione dell’alimentazione e dell’idratazione artificiale, ha riproposto per l’ennesima volta gli interrogativi bioetici riguardanti la fase terminale della vita. Innanzitutto la questione del testamento biologico o, come sarebbe preferibile, delle dichiarazioni anticipate sui trattamenti medici cui si è disposti a sottoporsi in caso di perdita della propria capacità di autodeterminazione (o, per lo meno, di comunicare in maniera inequivoca le proprie decisioni). Infatti Eluana - secondo le dichiarazioni del padre - in una fase dell’esistenza assolutamente lucida e serena, aveva manifestato a voce e per iscritto la volontà di non essere mantenuta in vita puramente biologica qualora non le fosse stato possibile la piena padronanza delle proprie azioni. Ma tale manifestazione di volontà non è avvenuta in forme canoniche, rituali, legalmente strutturate; inoltre, quand’anche tali forme fossero state rispettate, si potrebbe accettare moralmente che un soggetto disponga di sé come se fosse l’unico responsabile del proprio vivere? Si potrebbero privare i genitori, i familiari, i medici, la comunità cristiana (cui, in concreto, Eluana apparteneva) e la società tutta da ogni diritto-dovere di concorrere sinergicamente alle decisioni del singolo individuo? Sappiamo che l’istituto giuridico del testamento offre il fianco - di fatto - a innumerevoli mistificazioni, abusi, falsificazioni, indebite pressioni sul titolare: è ragionevole permettere che simili interferenze possano ripetersi a proposito di documenti dalla cui validità dipendono non solo beni materiali (per quanto ipoteticamente ingenti) ma addirittura il bene incomparabilmente più prezioso dell’unica vita a disposizione di ogni persona umana?
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VALORI CONTRO DIRITTI

Martedì, 9 Settembre 2008

“Una città”
Mensile di interviste
2008, n. 158, agosto - settembre

Ancora a proposito di ‘valori contro diritti’

Caro Direttore,

due paroline sul dibattito - interessante - fra Paolo Dusi e alcuni suoi attenti lettori, a partire dalle precisazioni esposte in A proposito di “valori contro diritti” (sul numero 157 della tua, della nostra rivista).
Una (rapida) premessa: in Italia, se uno si batte per la laicità contro l’invadenza cattolica, trova consensi e appoggi solo se è ateo o, per lo meno, acristiano. Si sottovaluta, a mio avviso imprudentemente, il ruolo di quei credenti nel vangelo di Gesù (cattolici, protestanti o altrimenti definibili nel variegato arcipelago cristiano) che difendono la laicità non (solo) per motivi filosofici ‘esterni’ al mondo della fede ma (anche) per motivi teologici ‘interni’.
Paolo Dusi (ed entro così in media res) espone, con lucidità, una “concatenazione dogmatica” (”C’è un Dio creatore; la vita è un suo dono; è un atto d’amore; a differenza di tutti gli altri doni, questo non può che essere accettato e non può essere ‘restituito’; se esso si risolve in sofferenza, ciò è in vista di una ricompensa…”) dalla quale sembrerebbe ovvio che un credente debba trarre, come conclusione logica, il rifiuto dell’eutanasia, del testamento biologico e forse anche delle cure palliative. Che il meccanismo mentale funzioni così, nel 90% dei casi, non c’è dubbio. Ma - è la questione che pongo - non c’è un 10% di cristiani che la pensano, non solo privatamente ma pubblicamente, diversamente? E, soprattutto, non portano queste minoranze pensanti degli argomenti validi per ritenere che gli pseudo-ragionamenti delle maggioranze obbedienti alle direttive papali siano biblicamente infondati e teologicamente fallaci?
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