Archivi per la categoria ‘Storia della chiesa’

Il 2010 anno internazionale dei migranti

Domenica, 21 Febbraio 2010

“Centonove” 19.2.2010

Migranti e così sia

Lo scombussolamento planetario, dovuto ai flussi migratori dal Sud al Nord del mondo, tocca in maniera significativa anche “semiperiferie anomale” (formula suggerita da Umberto Santino) come la Sicilia. Per questo meritano maggiore attenzione di quanto sinora gliene abbiano dedicato i mezzi di informazione le iniziative che si stanno realizzando nella nostra regione, sulla scia dell’anno per i migranti proclamato dalla Commissione per i Migranti delle Chiese d’Europa (CCME), alla quale partecipano il KEK (che raggruppa le Chiese Protestanti ed Ortodosse) e la Conferenza dei Vescovi cattolici europei.
“Viviamo” - ci dichiara Bruno Di Maio, responsabile della sezione palermitana del SAE (Segretariato per le Attività Ecumeniche) - “un momento nel quale in diversi Paesi europei (compreso il nostro) non mancano segnali inquietanti di un clima culturale impaurito che disconosce il valore fondamentale dell’alterità nella formazione di ogni identità; nella convinzione che quest’ultima si costituisca solamente attraverso l’assoluta auto-referenzialità socio-culturale. Attanagliati così dall’incubo dell’incontro con l’altro, subiamo quotidianamente pressanti appelli volti a disegnare apocalittici scenari futuri in cui la “razza” bianca scomparirebbe per lasciare il posto ad un odiato meticciato. Ecco perché le Chiese cristiane intendono essere da lievito e da stimolo alla società, facendo sì che il discorso su immigrazione e interazione con i migranti diventi un tema di crescita civile, sottratto ad ogni tipo di ideologia, al contempo fondato sugli insegnamenti della Bibbia” .
“Si tratta” - aggiunge Valerio Burrascano - “di mettere in pratica un dialogo interreligioso ed un ecumenismo ‘della vita’, fatto di scelte e gesti concreti; un nuovo e diverso atteggiamento dialogante che, senza dimenticare le diversità teologiche e pastorali così come le inevitabili contraddizioni e difficoltà dell’incontro con l’alterità, faccia della diaconia verso i migranti un’espressione concreta della testimonianza cristiana”.
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La passione di Perpetua e Felicita

Domenica, 18 Ottobre 2009

“Repubblica - Palermo”
18.10.09

Augusto Cavadi
UNA FEMMINISTA A CARTAGINE

Anna Carfora
La Passione di Perpetua e Felicita
L’epos
pagine 218
euro 19,80

Prima di diventare intolleranti persecutori, i cristiani - nei primi tre secoli - furono oggetto di discriminazione da parte dell’Impero. Di quell’epoca eroica restano pochi documenti, tra cui il racconto, in parte autobiografico, del martirio di una giovane signora nordafricana (Perpetua) e di altri suoi compagni. Le vicende risalgono alla Cartagine del 203 d. C. Anna Carfora ha tradotto e pubblicato - con una dettagliata introduzione (Donne e martirio nel cristianesimo delle origini) e un acuto commento - La passione di Perpetua e Felicia perché convinta che si tratti di un testo d’interesse molto ampio: “Innanzitutto una scrittura femminile assai rara per l’epoca e, dunque, d’interesse che travalica l’ambito della storia religiosa e della storia delle donne nella chiesa per investire la storia di genere e l’intera storia antica. In secondo luogo lo scritto consegna alla storia la voce di una vittima”, a differenza di quanto avviene di solito a favore del punto di vista dei vincitori. Dall’insieme della preziosa fonte storica si evincono elementi di conoscenza sul rapporto di Perpetua con la figura del padre, del marito, del figlioletto, delle autorità politiche e con l’opinione pubblica del tempo. Infatti essa si mostra consapevole di poter “usare la spettacolarità del martirio in una maniera fortemente comunicativa, mediatica”.

LA PASSIONE DI PERPETUA E FELICITA

Domenica, 18 Ottobre 2009

“Repubblica - Palermo”
18.10.09

Augusto Cavadi
UNA FEMMINISTA A CARTAGINE

Anna Carfora
La Passione di Perpetua e Felicita
L’epos
pagine 218
euro 19,80

Prima di diventare intolleranti persecutori, i cristiani - nei primi tre secoli - furono oggetto di discriminazione da parte dell’Impero. Di quell’epoca eroica restano pochi documenti, tra cui il racconto, in parte autobiografico, del martirio di una giovane signora nordafricana (Perpetua) e di altri suoi compagni. Le vicende risalgono alla Cartagine del 203 d. C. Anna Carfora ha tradotto e pubblicato - con una dettagliata introduzione (Donne e martirio nel cristianesimo delle origini) e un acuto commento - La passione di Perpetua e Felicia perché convinta che si tratti di un testo d’interesse molto ampio: “Innanzitutto una scrittura femminile assai rara per l’epoca e, dunque, d’interesse che travalica l’ambito della storia religiosa e della storia delle donne nella chiesa per investire la storia di genere e l’intera storia antica. In secondo luogo lo scritto consegna alla storia la voce di una vittima”, a differenza di quanto avviene di solito a favore del punto di vista dei vincitori. Dall’insieme della preziosa fonte storica si evincono elementi di conoscenza sul rapporto di Perpetua con la figura del padre, del marito, del figlioletto, delle autorità politiche e con l’opinione pubblica del tempo. Infatti essa si mostra consapevole di poter “usare la spettacolarità del martirio in una maniera fortemente comunicativa, mediatica”.

UN TEOLOGO PALERMITANO

Martedì, 21 Agosto 2007

“Repubblica - Palermo” 21.8.07
DIALOGO TEOLOGICO CON LAICITA’

Augusto Cavadi

Quando, dopo il 1861, si andò strutturando il sistema universitario, allo Stato italiano sembrò astuta laicità escludere la teologia dagli insegnamenti finanziati con i soldi pubblici . La Chiesa cattolica, ritenendosi non meno furba dei politici liberali, accettò di buon grado questa esclusione: avrebbe conservato per sé il monopolio delle cattedre di teologia. A non pochi gli effetti storici di questo patto sono sembrati disastrosi. In Italia, a differenza che in Olanda o in Germania, la cultura teologica cattolica, contratta e ritirata nelle anguste mura ecclesiastiche, si è mantenuta (con qualche rara eccezione) sterilmente ortodossa: fedele ad ogni minimo cenno del papa, ma incapace di tradurre il messaggio del vangelo per le orecchie delle donne e degli uomini della Modernità. Né l’assenza della riflessione teologica dagli atenei statali ha giovato alle scienze naturali e soprattutto umane: negli Stati in cui i teologi sono presenti istituzionalmente costituiscono una riserva critica e un supplemento di saggezza rispetto agli interrogativi cruciali dell’umanità.
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LE SUORE DI CAMILLERI

Venerdì, 18 Maggio 2007

Centonove 18.5.07

Augusto Cavadi

IL MARTIRIO DELLE SORELLE

Qua e là, soprattutto in riviste religiose a diffusione nazionale, si continua a polemizzare con la tesi  - ventilata più che affermata - di Camilleri nell’ultimo romanzo Le pecore e il pastore: che dieci giovani suore si sarebbero lasciate morire, in pochi anni, nel loro convento di Palma di Montechiaro dopo aver offerto la propria vita a Dio in cambio della guarigione del vescovo di Agrigento, mons. Peruzzo, vittima di un attentato mafioso. Per contestare l’ipotesi letteraria dello scrittore siciliano viene citata una nota ufficiale della Curia agrigentina firmata da don Carmelo Petrone, portavoce dell’attuale vescovo: “E’ falso affermare che alcune suore si sono lasciate morire di fame e di sete. La morte di quelle suore è avvenuta per cause naturali come la malattia, la tisi o altro. Per capire certe parole come ‘offrire la vita ‘ bisogna entrare in una logica cristiana altrimenti si sbaglia totalmente bersaglio. Alcune monache di quel tempo sono ancora in vita e raccontano con semplicità il senso di quella offerta e di quella preghiera. Rimane l’atto di fede che fa offrire la propria sofferenza o il proprio morire per unirlo all’offerta di Cristo sulla croce e farlo diventare motivo di salvezza e di redenzione per l’umanità!”.

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“UN DIO DA PROTEGGERE”

Venerdì, 9 Febbraio 2007

Centonove 9.2.07

UN MODO MOLTO PERSONALE DI CREDERE

A ottanta anni compiuti, Paul Abela - un ingegnere nato in Egitto, vissuto in Libano e infine naturalizzatosi in Francia – decide di raccontare un po’ della sua vita e, soprattutto, della sua ricerca religiosa. Il frutto è un breve libretto, non particolarmente profondo ma particolarmente sincero, dal titolo eloquente: Credo, ma diversamente (L’Harmattan Italia, Torino 2003). In esso, infatti, l’anziano autore espone il bilancio di ciò che non si sente di accettare della dottrina cattolica ricevuta dall’infanzia e di ciò, che, invece, gli sembra ancora illuminante per sé e per la storia dell’umanità.

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FELICITA’: NON INDIVIDUALE MA COME COMUNITA’

Venerdì, 23 Dicembre 2005

“Centonove”, 23.12.05
 In occasione del natale
BREVE VIAGGIO ALL’INTERNO DELLA PROPRIA IDENTITA’
 
Nel chiacchiericcio sulle modalità più corrette per relazionarsi alle identità culturali degli immigrati che – inesorabilmente e non senza vantaggi per l’economia europea – si vanno inserendo nel nostro tessuto sociale, molto raramente ci si pone la domanda sul grado di consapevolezza che abbiamo della nostra stessa identità. Non solo la pensiamo monoliticamente (laddove, noi europei, siamo figli di Atene e di Gerusalemme, di Roma e de La Mecca, di Parigi e di Berlino…); non solo la pensiamo fissisticamente (laddove, noi europei, siamo un impasto dinamicamente aperto alle religioni orientali, alle musiche africane, alle tecnologie americane…); ma – come se non fossero abbastanza gravi tutte  queste deformazioni mentali – ignoriamo persino i tratti costitutivi essenziali di quei filoni (come il cristianesimo) che tendiamo, abusivamente, ad assolutizzare (dimenticando – o sottovalutando – gli altri). (more…)

LA FEDE PROBLEMATICA

Venerdì, 30 Settembre 2005

IL TRAVAGLIO DI UN MONSIGNORE

Centonove 30.9.2005

Per almeno un ventennio - gli anni Sessanta e Settanta del secolo appena conclusosi – difficilmente si sarebbe trovato a Palermo uno studente liceale o universitario che non avesse partecipato ad almeno un incontro nella “Sede di don Elio Parrino”, nell’aristocratica Villa Pottino di viale della Libertà. Era un po’ il pendant del Manifesto (poi Gruppo Praxis) di Mario Mineo: l’una nell’area cattolica, l’altro nella marxista, si interpretavano come la coscienza critica di masse ritenute inconsapevoli. Non senza motivi, in caso di conversione dall’una o dall’altra parte, i frequentatori di un circolo preferivano transitare nel circolo speculare. Quei ragazzi si sono poi sparpagliati nel mondo e non pochi hanno raggiunto posizioni di prestigio, dal Parlamento di Strasburgo al Consiglio di Stato, dalla RAI ai piani alti dei Ministeri. Anche quella piccola organizzazione giovanile ha fatto la sua strada: diventando prima la sezione palermitana della FUCI (Federazione Universitari Cattolici Italiani), poi il “Centro di formazione cristiana”. All’inizio degli anni Ottanta, quando ormai gravitavano intorno ad essa centinaia di uomini e donne (ed alcuni soci avevano già realizzato un’esperienza di vita comunitaria, nel nome di San Tommaso d’Aquino), una scissione interna ne ha provocato l’eclissi dal panorama sociale e culturale cittadino.  

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LA MONELLA DI DIO SANTA INCOMPRESA

Martedì, 23 Agosto 2005

Repubblica - Palermo
23.8.05
  Augusto Cavadi
 

Nel 1947 una suorina, Beatrice Manca, viene espulsa dal convento  palermitano delle Missionarie francescane d’Egitto per ordine della Madre generale da Roma. Alcune consorelle la seguono e lei decide di dar seguito ad una voce interiore che, a nome di Dio stesso, la vorrebbe promotrice di una nuova rigogliosa congregazione religiosa. L’Istituto nasce effettivamente (dedicato a “Nostra Signora di Bonaria”), per decenni si dedica in città alla cura delle ragazze e al sostegno dei presbiteri, ma con la morte della fondatrice  (il 6 dicembre del 1979) imbocca il sentiero del tramonto. Oggi è scomparso del tutto. Cosa pensare, dunque, della protagonista principale, autodefinitasi la “monella di Dio”? Per molte autorità religiose cattoliche (tra cui il cardinal Ruffini) si trattava di una povera illusa, nevrotica e anche un po’ istriona. Per alcuni fedeli, una santa incompresa e ingiustamente perseguitata. L’autore del libretto non lascia spazio al dubbio: con fervore, e qualche ingenuità, si schiera decisamente a favore della riabilitazione dell’ex suor  Edilburga.
 

LUIGI RICOTTA

Beatrice Manca
Comitato per la canonizzazione

(tf. 091.405169)

Pagine 160


Offerta libera
 

LE BEATITUDINI

Sabato, 2 Aprile 2005

Dal sito “www.santamariadellapace.it”

Le Beatitudini
Riflessione tenuta da Augusto Cavadi presso il Santuario di Sant’Anna
nella notte del venerdì santo della pasqua 2005.
(Testo sbobinato non rivisto dall’autore)

Le persone che ci hanno visto questa notte si sono chieste: “Ma a questi chi glielo fa fare?” Anzi penso che qualcuno di noi se lo sarà chiesto in queste ore: “Chi me lo ha fatto fare? Chi mi ha spinto a venire questa sera qua?”. Almeno io me lo sono chiesto. Io avrei una risposta per me, non so se è la stessa per voi. Io credo che siamo venuti, e non da posti vicinissimi, perché cerchiamo la felicità. Per mestiere faccio il filosofo e ci sono molti filosofi che concordano su questo: quando si chiedo perché l’uomo fa quello che fa, qualunque cosa faccia scava scava, infondo, alla radice delle sue scelte c’è questo desiderio di essere felici. Addirittura un filosofo francese, Pascal, ha detto che persino un suicida, che si sta alzando per andarsi ad ammazzare, anche lui in quel momento sta cercando la felicità, felicità che ritiene possibile, la felicità del non dolore, del non soffrire più.
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