Archivi per la categoria ‘Filosofia: politica’

La “decrescita felice” sbarca a Palermo

Venerdì, 19 Marzo 2010

LA SCHIAVITU’ DEL CONSUMISMO

“Repubblica - Palermo”
19.3.2010

E’ possibile vivere felici? Non è raro trovare un guru che - dietro compenso di qualche centinaio di euro - è disposto a confidarti la ricetta giusta. Qualche sera fa il salone del Centro studi della chiesa valdese di Palermo era gremito di pubblico convocato - gratuitamente - per discutere dell’interrogativo: ma, a proporre la risposta, nessun santone né profeta. C’era Maurizio Pallante, economista e sociologo, il più noto e impegnato teorico della “decrescita” in Italia.
Sulla scia della sua ultima pubblicazione (La felicità possibile, Rizzoli, Milano 2009), ha riflettuto criticamente sull’identificazione - dogmaticamente condivisa - fra “beni” (prodotti e servizi) e “merci” (oggetti di scambio monetario), sostenendo che ci sono beni che non sono merci (un mare pulito, un’aria respirabile, un clima di fiducia reciproca in una comunità, dei gesti di solidarietà gratuita, i doni…) e merci che non sono beni (tabacco, cocaina, eroina, auto di cilindrata eccessiva rispetto ai limiti massimi di velocità…). La sua tesi è di una semplicità disarmante: come individui e come società saremo più felici, o meno infelici, se (in barba al PIL, prodotto interno lordo) sapremo tagliare le merci che non sono beni e incrementare i beni che non sono merci.
Pallante (che - a dire di Beppe Grillo - “ha il gusto della provocazione, ma anche il pallino della concretezza. Non si limita a criticare, propone anche”) ha offerto una serie dettagliata di esemplificazioni: tra processo di trasformazione e uso finale, una lampadina a incandescenza disperde il 95% dell’energia; per ricavare una bistecca di manzo da un etto, occorrono tremila litri di acqua; se rimaniamo ogni giorno imbottigliati nel traffico, perché non usare i mezzi pubblici? Se una famiglia — anziché acquistare frutta e verdura costosa perché proveniente dalla parte opposta del pianeta — coltiva un orto, mangia alimenti più freschi e risparmia.
Non sono mancati i riferimenti al nostro territorio. Per esempio la chiusura della Fiat a Termini Imerese. Già nel 1972 (un anno prima della crisi petrolifera mondiale) a Torino sono stati ideati e realizzati i “microrigeneratori”: dei piccoli motori domestici che producono energia e calore e che potrebbero risolvere il problema dell’esaurimento delle scorte petrolifere (oltre che dell’inquinamento ambientale). Ebbene, oggi non è la Fiat in Italia ma la Volkswagen in Germania a decidere di convertire molti stabilimenti dalla produzione di automobili (il cui mercato è saturo) alla produzione di microrigeneratori (la cui diffusione potrebbe rendere del tutto superflua la costruzione di pericolose centrali nucleari). Nel dibattito fra imprenditori privati, sindacati e governo questa ipotesi di riconversione industriale non circola minimamente: a riprova dell’ignoranza che caratterizza il livello medio dei ceti dirigenti attuali.
Le associazioni che hanno invitato Pallante a Palermo non intendevano avere soltanto idee-guida generali né si sono accontentate di indicazioni tecniche più in dettaglio: hanno deciso, inoltre, di aprire anche in città un “circolo della decrescita felice” che possa servire da agente permanente di traduzione delle acquisizioni teoriche in stile di vita personale e in provvedimenti legislativi e amministrativi efficaci. In una fase di rassegnazione alla banalità delle idee e allo squallore dei comportamenti privati e pubblici, non è certo da sottovalutare la preziosità di una prospettiva utopica (o, per lo meno, ideale) che si basa - come tutte le rivoluzioni che hanno avuto un qualche impatto nella storia - su un’idea semplice: i consumi compulsivi sino allo spreco (senza i quali il sistema capitalistico attuale si incepperebbe) non danno un grammo della gratificazione ricavabile da relazioni umane significative, fondate sulla sobrietà e sulla reciprocità anziché sull’ostentazione del benessere e la competitività.

Augusto Cavadi

“NON C’E’ LAICITA’ SENZA FEDE”. O, FORSE, L’INVERSO?

Domenica, 19 Aprile 2009

“Centonove”
3 aprile 2009

IL SENSO DELL’UDC PER LA FEDE

“Non c’è laicità senza fede”: lo slogan ha campeggiato in vari manifesti tappezzanti i muri di Palermo. Indubbiamente un titolo azzeccato per attirare gli sguardi distratti dei passanti su un convegno organizzato dall’UDC e svoltosi venerdì 27 marzo, anche senza la presenza di alcuni big preannunziati, come ad esempio Totò Cuffaro e Rocco Buttiglione (il quale, forse, è stato scoraggiato da un imbarazzante errore di stampa per cui, accanto al suo nome, si leggeva “conlude” anziché “conclude”. Evidentemente, di altre “con-lusioni”, da quelle parti non se ne avvertiva il bisogno…). Lo slogan capovolge, su un registro paradossale, la tesi molto più comune “non c’è laicità se c’è fede”. Infatti la maggior parte di noi, se intervistata per strada e costretta a pronunziarsi su due piedi, sosterrebbe che là dove c’è fede religiosa, c’è rischio di integralismo, di fondamentalismo, di intolleranza. In realtà, a riflettere più a fondo, lo slogan “non c’è laicità senza fede” può custodire messaggi preziosi.
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“INGIUSTO DEFINIRLO CONSERVATORE”

Venerdì, 15 Febbraio 2008

Centonove 15.2.2008

Dalla parte di Croce

Livio Ghersi, sino a poco tempo fa funzionario dell’Assemblea regionale siciliana, è autore del volume “Croce e Salvemini. Uno storico conflitto ideale ripensato nell’Italia odierna”, pubblicato a Roma nell’ottobre del 2007 per i tipi di Bibliosofica e che ora è stato oggetto di una prima ristampa.
Il volume sarà presentato a Palermo (Hotel Jolly, venerdì 15 febbraio, ore 16.15) nel corso di un seminario con la partecipazione di Liliana Sammarco, Paolo Bonetti, Luigi Compagna, Ernesto Paolozzi, Augusto Cavadi, Stefano de Luca e Pasquale Dante.
Una seconda presentazione si terrà a Messina (Hotel Royal Palace, venerdì 29 febbraio, ore 16,30), nel corso di un seminario con la partecipazione di Girolamo Cotroneo, Giuseppe Buttà, Dino Cofrancesco, Giuseppe Gembillo, Antonio Saitta, Raffaello Morelli, Giovanni Feliciani.
Qui di seguito una breve conversazione con Livio Ghersi.

Dottor Ghersi, Lei non è uno storico delle idee per professione. Da dove dunque l’idea di impegnarsi in uno studio così corposo su “Croce e Salvemini”?
Si tratta di autori che, grazie a mio padre, ho cominciato a leggere subito dopo la licenza liceale, quando frequentavo i primi anni dell’università. Ricordo una bella biografia di Italo de Feo, titolata “Croce. L’uomo e l’opera” (1975), che mi ha comunicato una passione nei confronti di Croce che, nel tempo, non è mai venuta meno. Ricordo che consultavo continuamente un’antologia del settimanale di Salvemini “L’Unità“, curata da Francesco Golzio e Augusto Guerra, pubblicata nel 1962, come quinto volume della collana “La cultura italiana del ‘900 attraverso le riviste”. L’esigenza di scrivere il libro mi è venuta nell’ottobre del 2000, quando lessi il saggio di Sergio Bucchi «Una storia lunga cinquant’anni», che costituiva l’introduzione di una nuova edizione de “Il Ministro della mala vita”, uscita allora per ii tipi di Bollati Boringhieri. Mi diede molto fastidio leggere che veniva riproposta, senza alcun corredo critico, la durissima polemica che Salvemini sviluppò contro Croce, a partire dalla formazione del secondo governo Badoglio in poi. Trovo non rispondente a verità continuare a ripetere il ritornello del Croce “conservatore”. Trovo ingeneroso non riconoscere che Croce diede, insieme ad altri (De Gasperi, Sforza, Togliatti), un contributo importante affinché i Paesi vincitori del secondo conflitto mondiale si riconciliassero con lo Stato italiano, finalmente restituito a libere istituzioni rappresentative.
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UN IMPEGNO PER LA COLLETTIVITA’

Venerdì, 25 Gennaio 2008

Centonove 25.1.2008

Qui di seguito una traccia dell’intervento di Augusto Cavadi al seminario di formazione etico-politica organizzato il 29 settembre 2007 dall’Associazione “Donne per Messina”.

FILOSOFIA AL SERVIZIO DELLA POLITICA

In questo incontro cercheremo di rispondere, insieme, ad una domanda un po’ insolita: c’è un rapporto fra la filosofia e la politica? Per rispondere occorre precisare, preliminarmente, cosa intendiamo per ‘filosofia’ e cosa intendiamo per ‘politica’. La mia proposta è d’intendere la filosofia non come una disciplina scolastica (la storia delle idee prodotte in Occidente dai greci ad oggi) né come una disciplina universitaria (la proposizione argomentata di nuovi sistemi teoretici), ma in una terza accezione che si accompagna, senza polemica, con le prime due: la filosofia come pratica quotidiana (l’esercizio critico della ragione sulle esperienze personali e sociali). Letteralmente filo-sofia dovrebbe tradursi con “passione per la sapienza” ma, per rendere meglio l’angolazione che vorrei proporre oggi, la tradurrei con “passione per la saggezza”.
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DIRITTI UMANI

Martedì, 17 Maggio 2005

Repubblica – Palermo 17.5.05 

Augusto Cavadi 

 

 

 

SALVO VACCARO

Globalizzazione e diritti

Mimesis

Pagine 210

Euro 16

Dal XVIII secolo in poi, tutti affermiamo l’intoccabilità dei diritti umani. Ma, non appena ne cerchiamo il fondamento razionale, le strade si divaricano. Sempre più di frequente se ne parla come di un ‘mito’, forse utile ma logicamente ingiustificabile. La globalizzazione non ha  facilitato la discussione: in teoria ad ogni abitante del pianeta viene riconosciuta pari dignità, in pratica l’indebolimento degli apparati statali nazionali non sembra fare spazio a nuove istituzioni garanti. Risultato storico: i diritti vengono proclamati in maniera altisonante, ma sfruttatori e torturatori moltiplicano le loro pratiche indecenti. Ci sono vie d’uscita a simili aporie? In Globalizzazione e diritti umani. Filosofia e politica della mondialità prova a dare una sua risposta il filosofo della politica palermitano Salvo Vaccaro. Lo fa con un volume documentato e rigoroso come nel suo stile, meno abbordabile del solito dal punto di vista del linguaggio. Consigliabile soprattutto agli addetti ai lavori o, per lo meno, a chi è molto motivato alla lettura di testi impegnativi.

L’INSEGNAMENTO DI BOBBIO

Martedì, 18 Gennaio 2005

“Repubblica- Palermo” 18.1.05

UN CONVEGNO IN RICORDO DI BOBBIO, GUIDA CORAGGIOSA

 Dieci anni fa Norberto Bobbio si chiedeva se avesse ancora senso, nel linguaggio politico, la differenza fra ‘destra’ e ‘sinistra’. Alla domanda - talora formulata con accenti qualunquistici (“Per programma e per pratica di governo si equivalgono”), talaltra con più sofferta consapevolezza (“Le decisioni ormai si prendono a Bruxelles: è irrilevante sapere chi esegue in periferia”) – non sono state ancora date risposte definitive.

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