Domani si festeggia l’Epifania. Secondo la leggenda biblica, l’incontro fra il bambino-messia d’Israele e tre ‘laici’ asiatici alla ricerca di luci interpretative dell’esistenza (da qualsiasi parte provenienti).
Come piccolo segno di augurio ai “venticinque lettori” di questo blog, incollo il mio breve contributo al volume - appena uscito - di Autori vari (a cura di Giorgio Palumbo), “Custodire la laicità nel tempo del pluralismo”, Franco Angeli, Milano 2009, pp. 49 - 54.
Augusto Cavadi
La laicità come pre-giudiziale
Provo a inanellare, in sequenza, alcune riflessioni suggeritemi da questo dibattito così intenso, ma anche così pacato. Anche se si tratta di osservazioni indipendenti l’una dall’altra - e dunque tali che la insostenibilità di una di esse non comporta, necessariamente, a catena, il naufragio teorico delle altre - è possibile leggerle all’interno di una prospettiva unitaria: la laicità, intesa in una certa maniera, non è una posizione determinata fra altre posizioni determinate, bensì la condizione di possibilità pre-giudiziale di ogni presa di posizione particolare che sia meritevole di critica. La laicità come orizzonte: uno scenario che ammette una varietà di ruoli, di toni, di tagli argomentativi, incompatibile solo nei confronti di atteggiamenti dogmatici, fanatici, incapaci di dubbio e perciò di autocritica e di conversione. Laicità come quell’amore incondizionato per la verità che si rivela non tanto nel tener alcuni punti ‘fermi’ come irremovibili, quanto piuttosto nel ritenere le proprie certezze - anche le più legittime, anche le più sacre - come passibili, potenzialmente, di falsificazione.
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